Responsabilità medico-sanitaria

L’Avv. Ezio Bonanni è il titolare dell’omonimo studio legale e da quasi 25 anni si occupa di assistere legalmente quei pazienti che hanno subito danni in seguito all’attività medico-ospedaliera, ed ha conseguito eccellenti risultati con piena soddisfazione delle parti assistite.

 

L’Avv. Ezio Bonanni è anche presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha istituito anche un Dipartimento Malasanità e un notiziario della responsabilità medica, che costituisce un punto di incontro e al tempo stesso lo strumento che i cittadini hanno per poter acquisire ulteriori notizie ed informazioni.

Tutti i cittadini possono quindi rimanere informati costantemente delle modifiche legislative, delle interpretazioni della giurisprudenza e delle più rilevanti decisioni delle Corti di merito e di legittimità in tema di responsabilità medica attraverso la consultazione del notiziario istituito dall’Osservatorio Nazionale Amianto.

 

 

Tutta la materia è stata recentemente innovata con la L. 24/2017 (Legge Gelli), e l’intero corpus normativa e la relativa interpretazione giurisprudenza possono essere di seguito consultati e, in caso di necessità di chiarimenti, l’Avv. Ezio Bonanni potrà essere contattato all’indirizzo e-mail avveziobonanni@gmail.com oppure telefonicamente al numero 0773/663593.

 

Intervista all’Avv. Ezio Bonanni in tema di responsabilità medica

 

 

Avvocato Ezio Bonanni - Malasanità: responsabilità del Medico

 

Tradizionalmente, l’obbligo del medico che assume in cura un paziente è stato sempre concepito non come il dovere di far conseguire al paziente il risultato sperato, consistente nella guarigione o comunque in un miglioramento del proprio stato di salute, ma semplicemente come impegno ad un comportamento professionalmente adeguato, in relazione alla delicatezza del bene materiale e giuridico - sottoposto - e che è ivi coinvolto.

 

 

 

 

 

 

Questo impegno, espressione dello standard medio richiesto dal suo settore di competenza, va riferito allo specifico caso clinico sottoposto alla sua attenzione indipendentemente dal raggiungimento o meno della guarigione e/o del miglioramento della salute del paziente. 
Alla luce di queste considerazioni, sino ai primi anni 90’, dottrina e giurisprudenza erano concordi nel ritenere che a carico del medico sussistesse un obbligazione di mezzi nei confronti del paziente e non anche un obbligazione di risultato.

 

 

 

Obbligazione di mezzi:

 

Si definisce obbligazione di mezzi l’obbligo giuridico di garantire una corretta e diligente esecuzione di una determinata opera ma non anche il risultato cui l’attività è finalizzata; conseguentemente, il mancato raggiungimento del risultato non comporta nessun inadempimento e nessuna responsabilità del soggetto che ha realizzato la condotta. 

 

 

 

Obbligazione di risultato:

 

Si definisce obbligazione di risultato l’obbligo giuridico di raggiungere il risultato promesso, con la conseguenza che solo in questo momento il debitore sarà liberato e potrà ottenere, se previsto, il compenso per l'attività svolta. Tuttavia, tale impostazione, con riferimento all’attività sanitaria, comportando a carico del medico una semplice obbligazione di mezzi, si rivelava assai svantaggiosa per il paziente e ciò per tre ragioni fondamentali.

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Avvocato Ezio Bonanni: cosa è cambiato con la c.d. Legge Gelli?

 

Con la Legge n. 24/2017, avente ad oggetto “Nuove norme in materia di responsabilità medica”, sono state apportate delle modifiche sostanziali, in modo particolare per quanto riguarda la responsabilità penale.

 

In caso di colpa lieve, ove siano rispettate le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali, non è configurabile la responsabilità penale.

 

Poi viene introdotto un c.d. "doppio binario" per la responsabilità civile (contrattuale della struttura sanitaria ed extracontrattuale del medico) ed introdotto il tentativo di conciliazione obbligatoria per le controversie riguardanti i casi di responsabilità medica.

 

Viene altresì esteso l'obbligo di assicurazione per la responsabilità civile e sancita l'azione diretta del danneggiato, oltre, infine, all'istituzione di un fondo di garanzia ad hoc che risarcirà i danni da responsabilità sanitaria, nei casi in cui gli importi eccedano i massimali previsti dai contratti di assicurazione stipulati dalla struttura sanitaria o dal medico ovvero gli stessi siano assicurati presso una compagnia che al momento del sinistro sia soggetta ad una procedura di insolvenza.

 

Una novità molto interessante e un po' sottovalutata è rappresentata dall'istituzione di un Fondo di garanzia per i pazienti danneggiati dalla malasanità.

 

 

Il Fondo di garanzia

 

In questo modo viene istituita una garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria, in tutela dei pazienti e del loro diritto al risarcimento dei danni, anche nel caso in cui ci sia un maggior importo rispetto al limite del massimale assicurativo, ovvero nel caso in cui la struttura sanitaria e il medico erano assicurati presso un'impresa in stato di insolvenza o di liquidazione coatta amministrativa o, peggio ancora, non siano assicurati. Il Fondo sarà alimentato attraverso il versamento, da parte delle imprese assicuratrici, di un contributo annuale.

 

 

Regolamento di avvio

 

Sarà necessario il regolamento di avvio che il Ministero della salute è chiamato ad adottare con decreto entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della Legge Gelli, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano e le rappresentanze delle imprese di assicurazione.

 

In questo modo, sarà definita la misura del contributo che le imprese autorizzate all'esercizio delle assicurazioni dovranno versare, sia le modalità di tale versamento, sia i principi che dovranno ispirare la convenzione tra il Ministero della salute e la CONSAP Spa, sia infine le modalità di intervento, il funzionamento e il regresso del Fondo di garanzia nei confronti del responsabile del sinistro.

 

 

Avv. Ezio Bonanni, ci sono maggiori tutele per i pazienti con la c.d. Legge Gelli?

 

Con la Legge Gelli sono state introdotte maggiori tutele per i pazienti vittime di malasanità con il c.d. doppio binario.

 

Si tratta di un’integrale riforma della responsabilità professionale in ambito sanitario, sia penale che civile, sia per il personale medico e paramedico che per le strutture sanitarie.

 

È una misura richiesta essenzialmente dai medici per evitare il rischio di condanne penali, in seguito a complicanze avvenute in sala operatoria. Però in questo modo la misura si traduce in un colpo di spugna in caso di negligenze ed imprudenze, ovvero sarà molto più difficile ottenere la condanna penale di coloro che, per inescusabile negligenza, imprudenza e imperizia, hanno determinato gravi danni ai loro pazienti. Infatti, costoro invocheranno la colpa lieve, ovvero di essersi attenuti ai protocolli medici, e chiederanno di essere assolti.

 

 

Avv. Ezio Bonanni, ci parli del garante del diritto alla salute e del centro di gestione del rischio sanitario della sicurezza del paziente?

 

La prima novità riguarda la nascita del Garante per il diritto alla salute, una figura a cui i cittadini potranno rivolgersi per segnalare casi di malasanità. Ciò è importante per avere un quadro della situazione. Inoltre, per ogni regione verrà istituito il Centro per la gestione del rischio sanitario e della sicurezza del paziente. In questo modo verranno raccolti i dati sui rischi ed eventi negativi non solo sulle cause ma anche sulla frequenza e sui costi del contenzioso.

 

Questi dati poi saranno inviati all’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità, organo che avrà il monitoraggio costante delle pratiche e degli eventuali errori nel SSN.

 

 

Avv. Ezio Bonanni, quando si potrà ancora configurare la responsabilità penale del medico?

 

Intanto la nuova legge prevede che il medico che per imperizia provoca un danno a un paziente non è punibile penalmente nel caso in cui abbia rispettato le linee guida o le buone pratiche assistenziali. Quindi l’errore del medico causato dalla sua mancanza di abilità o di preparazione specifica verrà punito penalmente solo in caso di colpa grave.

 

 

Avv. Ezio Bonanni, cosa significa ciò?

 

L’articolo 6 della Legge Gelli, riguardante la “responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario” specifica questo aspetto: “È esclusa la colpa grave quando, salve le rilevanti specificità del caso concreto, sono rispettate le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge”.

 

Con questa norma ci sarà un alleggerimento della responsabilità professionale dei medici. Questa misura non è condivisibile, specialmente ove si dovesse tradurre in un colpo di spugna, ovvero in un onere probatorio eccessivo, tenendo presente che in sede penale vale già e per tutti i reati la regola probatoria e di giudizio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, accompagnata dalla presunzione di non colpevolezza.

 

In ogni caso, quindi al sanitario potranno essere contestati solamente i reati come omicidio colposo e lesioni personali, mentre al di fuori di queste due casistiche verrà sollevato da qualsiasi responsabilità qualora dimostri di aver rispettato le linee guida pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità.

 

La responsabilità civile del medico diventa extracontrattuale.

 

La nuova legge cambia anche la responsabilità del medico, che diviene extracontrattuale e quindi il paziente avrà l’onere della prova di dover dimostrare il danno e soprattutto la colpa, mentre invece, in precedenza, a fronte della natura contrattuale della responsabilità, era il medico a dover dimostrare di aver adempiuto in modo esatto a tutte le sue obbligazioni.

 

Una modifica che non è di poco conto.

 

Per la struttura ospedaliera, invece, la responsabilità civile resta di tipo contrattuale, quindi sarà questa a dover dimostrare di non avere responsabilità.

 

Se nel primo caso, in relazione all’azione di responsabilità extracontrattuale a carico del sanitario, l’onere della prova è a carico del paziente, nel secondo caso, e cioè nei confronti della struttura sanitaria, c’è un onere probatorio pregnante a carico dell’ospedale o della Asl.

 

In questo modo il paziente che vuole ottenere un risarcimento è incentivato a rifarsi prima sul soggetto economicamente più solido, ovvero la struttura pubblica.

 

Per il medico privato, invece, la responsabilità resta di tipo contrattuale, e non potrebbe essere altrimenti visto che questo instaura con il paziente un tipo di contratto differente.

 

Il termine per la prescrizione di 10 anni per i profili di responsabilità contrattuale (quindi nei confronti della struttura sanitaria, della ASL, ovvero del medico con cui è stato stipulato un vero e proprio contratto) inizia a decorrere dal momento in cui il paziente è venuto a conoscenza della riferibilità del danno subito al comportamento colposo del medico, secondo i principi già tracciati dalla giurisprudenza. Il risarcimento del paziente verrà stabilito in base alle tabelle sul danno biologico del Tribunale di Milano, anche se potrebbe essere applicate le nuove tabelle di cui al DDL Concorrenza, che però introducono delle novità abbattendo l’entità del risarcimento.

 

Ci sono anche delle ulteriori novità. In particolare, viene rafforzato l’obbligo del tentativo di conciliazione al quale debbono essere chiamate a partecipare entrambe le parti, unitamente alle compagnie di assicurazioni, oppure dovrà essere istituito un accertamento tecnico preventivo.

 

Un’altra novità riguarda l’obbligo di provare una conciliazione stragiudiziale prima di andare in tribunale. In questo modo i tempi per l’ottenimento del risarcimento sarebbero più rapidi, mentre tutte le strutture sanitarie hanno l’obbligo di assicurarsi.

 

Nel caso di mancato raggiungimento della conciliazione stragiudiziale, a questo punto l’azione può essere intrapresa già direttamente a carico delle compagnie assicurative, mentre in precedenza erano le strutture sanitarie o il medico a doverle citare, con allungamento dei tempi e soprattutto in più di qualche occasione con la scelta della strategia di non farle comparire in giudizio.

 

La nuova legge ribadisce l’obbligo assicurativo per tutti i medici, compresi i liberi professionisti, oltre all’introduzione del fondo di garanzia per tutti quei pazienti che non possono essere rimborsati perché devono rifarsi su una società assicurativa fallita.

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Avvocato Ezio Bonanni - Malasanità: responsabilità del Medico

Tradizionalmente, l’obbligo del medico che assume in cura un paziente è stato sempre concepito non come il dovere di far conseguire al paziente il risultato sperato, consistente nella guarigione o comunque in un miglioramento del proprio stato di salute, ma semplicemente come impegno ad un comportamento professionalmente adeguato, in relazione alla delicatezza del bene materiale e giuridico - sottoposto - e che è ivi coinvolto.

Questo impegno, espressione dello standard medio richiesto dal suo settore di competenza, va riferito allo specifico caso clinico sottoposto alla sua attenzione indipendentemente dal raggiungimento o meno della guarigione e/o del miglioramento della salute del paziente. 
Alla luce di queste considerazioni, sino ai primi anni 90’, dottrina e giurisprudenza erano concordi nel ritenere che a carico del medico sussistesse un obbligazione di mezzi nei confronti del paziente e non anche un obbligazione di risultato.

 

Obbligazione di mezzi:

Si definisce obbligazione di mezzi l’obbligo giuridico di garantire una corretta e diligente esecuzione di una determinata opera ma non anche il risultato cui l’attività è finalizzata; conseguentemente, il mancato raggiungimento del risultato non comporta nessun inadempimento e nessuna responsabilità del soggetto che ha realizzato la condotta. 

 

Obbligazione di risultato:

Si definisce obbligazione di risultato l’obbligo giuridico di raggiungere il risultato promesso, con la conseguenza che solo in questo momento il debitore sarà liberato e potrà ottenere, se previsto, il compenso per l'attività svolta. 
Tuttavia, tale impostazione, con riferimento all’attività sanitaria, comportando a carico del medico una semplice obbligazione di mezzi, si rivelava assai svantaggiosa per il paziente e ciò per tre ragioni fondamentali.

 

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Avvocato Ezio Bonanni: l'onere della prova e la richiesta di risarcimento per malasanità.

 

Seguendo il precedente orientamento, il paziente che riteneva di aver subito un danno e che intendesse richiedere un risarcimento del danno subito, avrebbe dovuto dimostrare non tanto l’esito infausto dell’intervento medico bensì lo scorretto e negligente esercizio da parte del medico della propria attività, in violazione delle leggi scientifiche del suo settore. 
Avrebbe poi dovuto fornire l’ulteriore dimostrazione che il danno subito fosse stato causato proprio dallo specifico comportamento negligente del medico. Questo legame tra la condotta del medico ed il danno subito dal paziente viene giuridicamente definito nesso di causalità (che in sede civile non va dimostrato in modo assolutamente rigoroso, dovendo trovare applicazione il principio del “più probabile che non”, come chiarito dalle SS. UU. con la Sentenza 481 del 2008).
In terzo luogo, anche laddove fosse riuscito a fornire tali prove, il paziente avrebbe dovuto dimostrare che il medico avesse agito con dolo o colpa grave e, quindi, con consapevolezza e volontà da parte del medico di arrecare un danno ovvero per errore, negligenza, imperizia o colpa.

 

A sostegno di tale interpretazione trovava generale applicazione l’art. 2236 c.c., secondo cui “Se la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, il prestatore d’opera (nel nostro caso il medico) non risponde dei danni, se non nel caso di dolo o di colpa grave”.

 

La casistica riportata dalla giurisprudenza in tema di colpa grave del medico è estremamente ampia riportiamo, di seguito, i casi più eclatanti: 

 

1) Medico che abbia somministrato anestetico locale, rivelatosi fatale per il paziente, senza aver previamente accertato le condizioni del paziente (Cass. n. 2141/1988);

 

2) Medico specializzato in ortopedia per aver provato un intervento di alta chirurgia neoplastica (Cass. 2428/1990);

 

3) Medico che abbia omesso di informare una donna sul possibile esito negativo dell’intervento abortivo cui si era sottoposta, nel caso in cui il paziente, dopo l’intervento, aveva abbandonato l’ospedale (Cass. n. 6464/1994);

 

4) Medico che abbia omesso di rilevare una fattura del femore (Cass. n. 8845/1995);

 

5) Medico primario che, essendo in ferie, abbia ritardato un intervento indifferibile, causando danno al paziente (Corte dei Conti, n. 100/A 1996);

 

6) Medico che, chiamato ad intervenire chirurgicamente sul trasferimento del seno, decida di esportare intera ghiandola mammaria senza preventivamente seguire un esame istologico intraterapeutico (Cass. n. 1233/1998);

 

7) Medico che non abbia controllato la completezza e l’esattezza del contenuto della cartella clinica redatta dai colleghi di pronto soccorso (Cass. 12273/2004);

 

8) Medico che abbia affidato ad un inesperto assistente sociale un malato grave di mente, nel caso di suicidio del malato non può invocare, quale causa eccezionale, il deficit di sorveglianza del malato da parte dell’assistente sociale (Cass. n. 10435/2004);

 

9) Caso di scuola dottrinale: garza dimenticata nello stomaco del paziente operato di pancreatite.

 

 

La difficoltà della prova nei casi di malasanità:

 

A fronte dell’eccezionalità dei casi di colpa grave del medico, si capisce bene che per il paziente che avesse subito un danno risultava difficilissimo dimostrare la responsabilità del medico.

 

Poiché il paziente avrebbe dovuto dar prova della negligenza nell'esercizio dell’attività medica secondo le regole dello specifico settore in cui operava il medico il che, chiaramente, richiedeva la conoscenza di leggi e procedure scientifiche di settore.

 

 Per le stesse ragioni, appariva assai difficile per il paziente provare che proprio la condotta negligente e scorretta del medico avesse causato il danno e non, ad esempio, altre cause sopravvenute straordinarie ed eccezionali. Il medico allora appariva estremamente tutelato da quanto sancito dall’art. 2236 c.c., che prevede la responsabilità del debitore (medico) nei confronti del creditore (paziente) solo quando quest’ultimo dimostri il dolo o la colpa grave del soggetto inadempiente.

 

Non bastava, allora, un semplice errore del medico, ma era necessario che lo stesso si qualificasse come grave e quindi riconoscibile come tale da qualunque soggetto, anche privo di cognizioni mediche. Ben presto, tuttavia, in virtù di questi ostacoli alla tutela del paziente che apparivano estremamente vantaggiosi per il medico e che garantivano allo stesso una costante impunità, dottrina e giurisprudenza studiarono soluzioni alternative che potessero consentire al paziente, sulla base delle leggi esistenti, una maggiore tutela e ciò anche per porre un freno ai numerosi casi di malasanità che hanno colpito con una certa frequenza il nostro paese negli ultimi anni.

 

 Nel caso in cui le informazioni della rubrica non fossero sufficienti sarà nostra  cura rispondere alle vostre domande.

 

Potrete inviare una mail a: avveziobonanni@gmail.com oppure telefonare al n. 0773/663593

 

Ricordate che nel caso in cui abbiate subito un danno è consigliabile rivolgersi ad un Avvocato che potrà agire nel vostro interesse affinché possiate ricevere la giusta tutela. 

 

 

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Avvocato Ezio Bonanni: la tutela del paziente - nel passato - nei casi di malasanità

 

Al fine di predisporre una maggiore tutela per il paziente, la distinzione tra obbligazione di mezzi e di risultato è stata messa in discussione sulla base della ragionevole considerazione che non esiste nessuna norma di legge nel nostro ordinamento che contenga una simile classificazione.

 

Si è allora precisato che l’obbligazione del medico è, al contempo, una obbligazione di mezzi e una obbligazione di risultato, il cui contenuto è dato sia dall’obbligo di diligenza che dall’obbligo di informazione del paziente.

 

 Quanto al risultato, si è precisato che questo non deve essere inteso come guarigione del paziente ma come dovere di fornire al paziente tutte le cure richieste dalla specifica patologia che lo interessa, tenendo conto del livello della scienza e della tecnica in un determinato settore, dell’età del paziente, nonché della specifica difficoltà dell’intervento. (Sezioni Unite Corte di Cassazione, n. 577/2008).

 

Quanto al grado di diligenza da richiedersi al medico, si è ancora precisato che il sanitario non può essere tenuto alla diligenza che si può pretendere da una persona mediamente avveduta e prudente, ovvero la c.d. diligenza del buon padre di famiglia, bensì ad una diligenza professionale qualificata dalla specifica attività esercitata.

 

Essa allora sarà maggiore e più ampia di quella richiesta per l’uomo medio.

 

A sostegno della bontà di quanto appena sostenuto, si riporta l’art. 1176, comma 2, c.c., secondo cui: “Nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”.

 

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza (n. 17143/2012), ha precisato che con riferimento al medico, occorre distinguere tra una diligenza professionale generica ed una diligenza professionale specifica. La diligenza professionale generica è quella richiesta al medico di base o medico generale mentre la diligenza professionale specifica è quella richiesta al medico specializzato in un determinato settore.

 

Ne consegue, dunque, che se un paziente riporti una frattura e venga sottoposto alle cure di un medico di base, da quest’ultimo si pretenderà una diligenza sicuramente minore rispetto a quella richiesta ad un ortopedico.

 

Gli interventi di routine e gli interventi difficili.

 

Per quel che riguarda il contenuto dell’attività richiesta al medico, la dottrina e la giurisprudenza hanno distinto tra interventi difficili ed interventi facili o di routine.

 

Con riferimento a questi ultimi, si è precisato che in caso di errore medico che cagioni un pregiudizio alla salute del paziente, il medico risponde anche a titolo di colpa generica e di colpa lieve.

 

Con riferimento poi agli interventi di difficile soluzione, che presentino ampi margini di rischio, che richiedano una notevole abilità oppure che riguardino malattie estremamente rare o per le quali non è stata ancora sperimentata una terapia che porti alla guarigione, il medico incorre in responsabilità solo in caso di dolo o colpa grave.

 

 

Gli interventi di chirurgia estetica.

 

Per tali tipi di intervento, la giurisprudenza si è spinta ancora oltre, affermando che anche per particolari interventi di routine quali quelli di chirurgia estetica, il medico è gravato di un obbligo di risultato puro e semplice.

 

A tal proposito, la Cassazione ha riconosciuto un obbligo di risultato nei seguenti casi:

 

1) Trattamento di chirurgia estetica (Cass. Civ., Sez. III, n. 10014/94);

 

2) Trapianto di capelli (Tribunale di Roma, sentenza del 23.12.1996);

 

3) Sterilizzazione (Cass. civ. Sez. III, n. 9617/1999);

 

4) Cure odontoiatriche (Tribunale di Genova, sentenza del 15.04.1993).

 

 

Per chiarimenti potrete inviare una mail a: avveziobonanni@gmail.com

oppure telefonare al n.  0773/663593

 

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Avvocato Ezio Bonanni: la responsabilità contrattuale del medico nei casi di malasanità

 

Quanto poi alla difficoltà del paziente, privo di cognizioni mediche, di provare la negligenza e/o imperizia professionale del medico, è stato precisato che il paziente danneggiato deve limitarsi a provare soltanto che è stato preso in cura da quel determinato medico e che ha subito un danno alla propria salute.

 

Per danno alla salute si intende anche solo il peggioramento del proprio stato di salute ovvero nel senso di mancato miglioramento dello stesso, specie negli interventi estetici. Al contrario, spetterà al medico dimostrare che quest’ultimo ha agito bene secondo la diligenza professionale richiesta dal caso concreto e che il peggioramento dello stato di salute del paziente è dovuto ad un fattore eccezionale non imputabile alla sua condotta.

 

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Avvocato Ezio Bonanni: il contratto "non scritto" tra medico e paziente

 

 

 

 Il rapporto che intercorre tra medico e paziente è a tutti gli effetti un contratto. Ad esso, pertanto, va applicata la disciplina sul rapporto contrattuale di modo che ai sensi dell'art. 1218 c.c., “Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile”.

 

Non ha, allora, alcuna importanza che tra medico e paziente non vi sia un contratto scritto, ai fini di qualificare la responsabilità medica come responsabilità contrattuale.

 

Nel caso del medico, infatti, è stabilito che anche in assenza di un contratto scritto tra lui ed il paziente, il medico, nel momento in cui gli viene affidato in cura il paziente, non è semplicemente obbligato ad adempiere un dovere generico di non arrecargli alcun danno, ma è tenuto ad una condotta attiva, in virtù di un c.d. contatto sociale qualificato, che genera doveri di protezione del medico verso il paziente senza che sia necessario un contratto.

 

 Tale ipotesi, peraltro, è assai diffusa nella prassi, atteso che il paziente generalmente stipula un contratto di assistenza con una struttura sanitaria presso cui lavora il medico che lo prenderà in cura.

 

In tal modo la struttura sanitaria, complessivamente intesa, si obbliga formalmente a garantire alloggio, servizi di ristorazione, infermieristici nonché la custodia del paziente stesso. 

 

Ed allora, il paziente che abbia riportato una menomazione psicofisica alla sua salute, potrà agire per il risarcimento del danno sia nei confronti della struttura sanitaria, pubblica o privata, alla quale si sia rivolto, sia nei confronti del medico che gli abbia prestato le cure all’interno della stessa, con la doverosa precisazione, però, che non potrà essere risarcito due volte per lo stesso fatto, sicché il risarcimento ottenuto da uno dei due debitori (medico o struttura sanitaria) esaurisce la sua pretesa risarcitoria nei confronti dell’altro.

 

 Ne consegue, quindi, che anche nel caso di interventi particolarmente difficili, il paziente non dovrà provare la colpa grave o il dolo del medico, ma li dovrà semplicemente allegare.

 

Ciò significa, quindi, che non dovrà enunciare gli aspetti tecnici della responsabilità professionale del medico, ma sarà sufficiente la contestazione dell’aspetto colposo dell’attività medica e sarà onere del medico provare l’assenza di colpa, la diligenza professionale nell’attività espletata, la non riconducibilità e l’eventuale causa eccezionale, o comunque non imputabile al medico, che abbia eventualmente determinato il danno a carico del paziente. 

 

 A causa del particolare tecnicismo della materia, è sempre opportuno oltreché consigliabile rivolgersi ad un avvocato e qualora non fossero sufficienti le informazioni qui riportate si potrà inviare una mail a:

 

avveziobonanni@gmail.com

 

oppure telefonare al n.

 

0773/663593

 

 

 

Avvocato Ezio Bonanni: obbligo di informazione - il consenso informato

 

Ulteriore obbligo a carico del medico nei confronti del paziente è quello di informazione. Tale obbligo discende direttamente dalla natura contrattuale della responsabilità del medico (anche senza formale contratto con il paziente) ed è un obbligo che caratterizza tutta la fase del rapporto con il paziente, sia quella preventiva che quella esecutiva della somministrazione della cura nonché, da ultimo, quella successiva all’intervento medico.

 

 

 

L'obbligo di informare il paziente.

 

Di conseguenza, il medico è tenuto ad informare il paziente sia nella fase della diagnosi, ovvero dell’individuazione del tipo di malattia che interessa il paziente, sia in quella successiva, nella quale deve indicare non solo la terapia che il paziente deve seguire ma anche prospettare gli effetti, svantaggiosi e vantaggiosi, che da tale terapia possano scaturire per il paziente, ivi compresi quelli collaterali nonché la probabilità di successo e la prospettazione di eventuali cure alternative a quella prescritta. 

 

 

 

Il consenso informato.

 

L’insieme di questi obblighi rientranti nel generale obbligo di informazione è finalizzato al soddisfacimento del diritto al c.d. consenso informato del paziente, che è un diritto di credito che vanta il paziente nei confronti del medico e consiste nel far acquisire al paziente tutte le informazioni necessarie al fine di scegliere, in modo del tutto consapevole e libero, se sottoporsi o meno ed in quali termini ad un determinato trattamento terapeutico e di autodeterminarsi in completa autonomia nella decisione riguardante la propria salute.

 

Sino ad un recente passato, si riteneva che la violazione dell’obbligo di informazione da parte del medico costituisse causa di risarcimento del danno solo nella misura in cui si verificassero a danno del paziente eventi lesivi del proprio stato di salute a seguito di errore medico.

 

In questo modo, tuttavia, l’obbligo di informazione si confondeva con l’obbligo di diligenza e non veniva tutelato adeguatamente il paziente ogniqualvolta, pur in presenza di un intervento medico correttamente eseguito, quest’ultimo non fosse stato preventivamente informato dal medico degli effetti collaterali che sarebbero scaturiti da quello stesso intervento.

 

Tuttavia, la più recente giurisprudenza, sulla base di quanto suggerito dalla migliore dottrina, ha chiarito definitivamente che la violazione dell’obbligo di informazione costituisce autonoma fonte di responsabilità in tutti i casi in cui dall’intervento scaturiscano effetti lesivi per il paziente, indipendentemente dal fatto che l’intervento sia stato eseguito correttamente e diligentemente.

 

È del tutto indifferente, quindi, ai fini della responsabilità del medico per violazione del diritto del paziente al c.d. consenso informato, il buon esito dell’intervento, ma è sufficiente che il paziente non abbia usufruito delle informazioni a lui necessarie per valutare consapevolmente ciò a cui doveva andare incontro, ivi compresi eventuali effetti collaterali. 
In base a questo principio, ad esempio, è sicuramente responsabile il medico che abbia somministrato un antidepressivo al paziente senza averlo preventivamente informato delle conseguenze cui quest’ultimo sarebbe andato incontro in termini di aumento di peso o di aumento del tasso di sonnolenza.

 

 

 

La prova.

 

Quanto poi alla prova che deve fornire il paziente in un giudizio civile in cui contesti al medico responsabilità per violazione del consenso informato, in linea con quanto detto in precedenza relativamente all’obbligo di diligenza, non sarà il paziente a dover dimostrare che non è stato preventivamente informato, ma è il medico che deve fornire la prova di aver informato il paziente.

 

Tale informazione dovrà avvenire attraverso l’esibizione di moduli prestampati di consensi informati debitamente sottoscritti, con la precisazione che detta sottoscrizione non esonera affatto il medico dal fornire al paziente tutte quelle informazioni adeguate verbali, che tengano conto del livello culturale ed intellettuale del paziente destinatario. 

 

 

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Avvocato Ezio Bonanni: la tutela del paziente - oggi - nei casi di malasanità

 

L'evoluzione interpretativa che ha portato a privilegiare la tutela del paziente può permetterci di affermare che oggi, a differenza del passato, è più facile per il paziente esercitare i propri diritti.

 

Ed allora, nei casi di violazione degli obblighi di diligenza professionale e di informazione del medico il paziente potrà agire per richiedere il risarcimento del danno anche senza aver preventivamente sottoscritto un contratto. 

 

Tale richiesta dovrà essere presentata entro il termine di dieci anni dal giorno in cui si verifichi un danno a suo carico per effetto di negligenza professionale o di omessa informazione del medico.

 

In questi casi, e nel caso abbiate subito un danno per malasanità, l’avvocato Ezio Bonanni vi consiglia di chiedere l’assistenza di un avvocato, che è l’unica figura professionale in grado di rendere le dovute indicazioni affinché possiate assumere la determinazione giusta in piena consapevolezza.

 

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Nel caso di ulteriori dubbi, comunque e in ogni caso, si possono chiedere chiarimenti anche all’Avvocato Ezio Bonanni, inoltrandogli una e-mail all’indirizzo: avveziobonanni@gmail.com

Puoi prendere un appuntamento presso lo Studio Legale dell’avvocato Ezio Bonanni telefonando al numero: 0773/663593, specificando in quale dei due studi legali voler essere ricevuti (se in quello di Roma o in quello di Latina)

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