L'Avv. Ezio Bonanni

 

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L’ONA ricorre in Cassazione per il processo Eternit Bis

 

Appello dell’Avv. Ezio Bonanni al Capo dello Stato

 

L’Avv. Ezio Bonanni, intervistato in data 30.11.2016, nel corso di Sky Tg24, ha preannunciato il ricorso in Cassazione dell’Associazione ONA costituita parte civile, e delle famiglie delle vittime che egli rappresenta direttamente, per le decisioni assunte dal GUP del Tribunale di Torino, che ha derubricato l’imputazione di omicidio volontario in omicidio colposo.

L’Avv. Ezio Bonanni ha chiesto che anche le istituzioni non dimentichino le vittime. Il Premier Renzi aveva assunto degli impegni. Il Capo dello Stato è il garante della Costituzione, oltre che essere Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Allora com’è possibile che ci sia stato un ritardo dell’inizio delle indagini; com’è possibile che il reato di omicidio non sia stato contestato nel primo processo Eternit; com’è possibile che se il dolo è stato confermato dalla Corte Cassazione nella sentenza del primo processo eternit (tanto che l’imputato era stato assolto solo per prescrizione, che presuppone che il reato c’è, ma è venuto meno solo per il decorso del tempo); ed ora si giunge ad afferma che invece il rinvio a giudizio è solo per il reato di omicidio colposo?

Questi ed altri interrogativi meritano l’attenzione del Capo dello Stato.

Questa l’intervista dell’Avv. Ezio Bonanni: https://www.facebook.com/ezio.bonanni.5/videos/1346517212046004/

Mi sto occupando, negli ultimi mesi, del rischio amianto in seguito agli eventi sismici che hanno colpito il nostro Paese. Da quando il terribile sisma del 24 agosto scorso ha sconvolto il nostro Paese. Dramma a cui nelle ultime settimane si sono aggiunti i nuovi gravi episodi anche in Umbria e Marche.

Il rischio esposizione alle fibre di amianto sui territori devastati riguarda in primis i soccorritori che per giorni hanno scavato con le mani per tentare di salvare vite umane e che, nella fase successiva, hanno lavorato e continuano a lavorare per la messa in sicurezza degli edifici; ma anche per gli abitanti rimasti nelle zone in cui sono presenti enormi cumuli di macerie.

Da subito abbiamo lanciato un appello affinché i soccorritori fossero dotati di mascherine con il filtro di protezione per evitare l'inalazione delle fibre. Appello che è rimasto per lo più inascoltato.

I fenomeni sismici producono lesioni, vibrazioni e, nei casi peggiori, una vera e propria polverizzazione del cemento amianto. Nel momento del crollo la polvere si disperde nell'ambiente e anche nell'acqua. Poi successivamente, quando le macerie rimangono a terra, la polvere può essere dispersa a causa degli agenti atmosferici o anche semplicemente con il calpestamento.

Così come in tutti gli altri luoghi dove si verificano terremoti, il rischio è legato al fatto che nelle abitazioni e negli edifici industriali costruiti a partire dalla seconda metà del Novecento, l'amianto veniva utilizzato nelle infrastrutture, come tetti, tubature, soffitti, controsoffitti, canne fumarie. Secondo il V rapporto del Registro Nazionale Mesoteliomi, tra il 1993 e il 2012, i casi di mesoteliomi tra i lavoratori del settore edile sono stati 2.277, ovvero il 15,2% del totale.

I fenomeni sismici producono lesioni, vibrazioni e, nei casi peggiori, una vera e propria polverizzazione del cemento amianto. Nel momento del crollo la polvere si disperde nell'ambiente e anche nell'acqua. Poi successivamente, quando le macerie rimangono a terra, la polvere può essere dispersa a causa degli agenti atmosferici o anche semplicemente con il calpestamento”.

Le polveri che contengono fibre in amianto possono essere decisive per l'insorgenza, di mesoteliomi, oltre che di patologie fibrotiche, tra le quali l’asbestosi, le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici e complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatorie.

Per saperne di più, consulta la mia intervista rilasciata a Panorama, al link: http://www.panorama.it/news/cronaca/terremoto-allarme-amianto-soccorritori-e-sopravvissuti/

 

 

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione confermano la giurisdizione del Giudice ordinario in materia di riconoscimento dei diritti in favore delle Vittime del dovere.

 

Roma, 16.11.2016, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 23300/16 hanno definitivamente affermato la sussistenza della Giurisdizione Ordinaria nella materia delle Vittime del dovere e soggetti equiparati.

Le Sezioni Unite confermano le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni, secondo le quali anche in materia previdenziale e assistenziale (dunque di pertinenza del Giudice del Lavoro, Previdenza e Assistenza), in relazione ai diritti soggettivi conferiti dalle norme in tema di riconoscimento della qualifica di vittima del dovere, vi è la giurisdizione del Giudice ordinario.

Si tratta infatti di diritti soggetti e per di più senza che ci sia alcun poter discrezionale della Pubblica Amministrazione.

La Cassazione ha anche chiarito che i benefici in questione non attengono al rapporto di pubblico impiego, poiché spettano in relazione all'evento in sé e non alla qualità professionale in occasione della quale l'evento si sia verificato, tanto è vero che possono spettare anche ai privati cittadini.

Termina così ingloriosamente per l’Avvocatura dello Stato la lunga querelle sulla giurisdizione in materia di riconoscimento dei diritti per le Vittime del dovere, che va attribuita al Giudice ordinario e non già al Giudice amministrativo.

Le conseguenze non sono di poco conto: c’è un termine decennale rispetto al provvedimento, invece che 60 giorni di cui al Tribunale Amministrativo Regionale.

 

 

Eternit Bis: “No ad una nuova discussione,

 

si proceda subito al rinvio a giudizio. Basta con le perdite di tempo”

 

Giovedì mattina, 27 ottobre, ho partecipato all'udienza che ha segnalato la riprese, dopo alcuni mesi di interruzione, del maxi processo Eternit Bis, presso il Palazzo di giustizia di Torino.

Come presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto, parte civile nel procedimento, oltre che come legale di alcune delle vittime, ho chiesto il rinvio a giudizio di Stephan Schmidheiny, il magnate svizzero proprietario della fabbrica.

A mio giudizio il “no bis idem” non si può far valere in quanto nel primo procedimento Eternit l'oggetto del giudizio era stato incentrato esclusivamente sul disastro ambientale, mentre non erano oggetto del giudizio né sono stati approfonditi ed esaminati i singoli casi di morte, che non erano stati contestati; nel primo processo si è posto esclusivamente un problema di epidemia scaturita dall'azione criminosa dell'imputato ma non le singole morti.

Prendendo la parola davanti al gup, ho spiegato chiesto di procedere immediatamente al rinvio a giudizio dell'imputato, ribandendo la denuncia della violazione dell'articolo 6 della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, perché fino ad ora la giustizia italiana non ha tutelato le vittime ma solo l'imputato che, lo ricordo, ha ricevuto la contestazione di aver provocato la morte di centinaia di vittime inermi.

Come ricorderete, le udienze del nuovo processo si erano interrotte lo scorso luglio quando gli avvocati del magnate svizzero avevano posto una questione di costituzionalità sul “ne bis in idem”, ovvero sulla legittimità di processare due volte una persona per gli stessi fatti. Ma la Corte Costituzionale ha deciso di andare avanti.

L'udienza preliminare del gup, è stata incentrata sulla sentenza della Corte Costituzionale, preannunciando di voler riaprire la discussione.

Da parte mia, come di tutte le parti civili, mi sono opposto ad una ulteriore discussione. Il codice di procedura penale, infatti, non contempla la possibilità di una nuova discussione. Ciò non ha senso, poiché si è già discusso prima del rinvio degli atti alla Corte Costituzionale. Il gup deve solo stabilire la sostenibilità dell'accusa in dibattimento, non deve certo celebrarlo. Non accettiamo ulteriori perdite di tempo che si traduco in tutto vantaggio per l'imputato e in danno per le vittime. Uno Stato di diritto che possa definirsi tale deve rendere giustizia.

Come Ona chiederò, non appena ci sarà il rinvio a giudizio, che nel processo Eternit Bis lo Stato risponda come responsabile civile per i danni provocati dall'imputato e ne chiederemo la citazione per ordine del Tribunale.

 

 

PROCESSO ATM

L'Osservatorio Nazionale Amianto chiederà di costituirsi parte civile e citerà la società dei trasporti Atm come responsabile civile nel procedimento che vede coinvolti gli ex direttori generali Elio Gambini e Roberto Massetti, nel corso dell'udienza che si svolgerà venerdì 1 luglio presso il Tribunale di Milano. Il gip Elisabetta Meyer dovrà decidere se rinviare a giudizio i due direttori, che all’epoca avevano le competenze sulla sicurezza e sull’igiene nei luoghi di lavoro, come richiesto dal pm Maurizio Ascione. L'accusa è quella di omicidio colposo e lesioni colpose gravi: secondo la tesi accusatoria non avrebbero osservato la normativa in tema di amianto e non avrebbero avvertito i lavoratori dei rischi a cui sarebbero andati incontro gli ex dipendenti.

I casi di morti per mesotelioma dovuti a prolungata esposizione ad amianto, ammonterebbero a sei: un autista di bus, un elettricista, un addetto al segnalamento ferroviario della metropolitana, un meccanico incaricato della riparazione di autobus, un tecnico elettricista e un falegname. I due episodi di lesioni sono invece relativi alle "placche pleuriche" riscontrate su due addetti in servizio al reparto armamento di ATM. Ma all'Osservatorio Nazionale Amianto sono giunte nuovi segnalazioni di casi sospetti di patologie asbesto correlate che sono in corso di verifica: circa 15 nell'ultimo anno e mezzo.

L’Avv. Ezio Bonanni, in data 01.07.2016, ha formalizzato la costituzione di parte civile per alcuni famigliari di una delle vittime e la causa è stata rinviata alla prossima udienza del 05.07.2016, nel corso della quale il Tribunale deciderà se accettare o meno la richiesta di citazione di ATM come responsabile civile per rispondere in solido con gli imputati per tutti i danni subiti in seguito al reato. L’Avv. Ezio Bonanni ha anticipato che prima dell’inizio del dibattimento anche l’associazione si costituirà parte civile per sostenere le istanze di giustizia delle vittime e dei loro famigliari. L’ONA proseguirà nel suo impegno, in Lombardia come nel resto d’Italia, per far accertare tutte le responsabilità e per ottenere il risarcimento dei danni.

 

QUESTIONE CASE POPOLARI

Sono 1.400 gli edifici censiti dalla stessa Aler, appartenenti al patrimonio di edilizia residenziale pubblica, che contengono materiali in amianto. 800 solo tra Milano e la sua provincia. E nel rapporto non sono censiti tutti gli edifici che negli anni sono stati venduti ai privati. All'Ona sono arrivate circa venti segnalazioni di casi di malati tra gli abitanti delle case popolari milanesi nell'ultimo anno e mezzo.

 

QUESTIONE IMPIANTO ENI SANNAZZARO DE' BURGUNDI

A dare la sua testimonianza, è stato il figlio di una delle vittime da amianto, deceduto dopo aver lavorato 35 anni come operaio nella sede di Sannazzaro dei Burgondi, la più grande raffineria d'Italia. Fabio Fabretti è deceduto per mesotelioma pleurico nel giugno del 2012. Dalla sua denuncia è scaturita l'indagine del pm Maurizio Ascione.

 

QUESTIONE DISCARICA CAVA MANARA

Nel corso della riunione organizzativa del 30.06.2016, che si è tenuta a Milano, sono altresì intervenuti i sindaci di Cava Manara, Michele Pini, di Carbonara al Ticino, Stefano Ubezio, di San Martino Siccomario, Alessandro Zocca, di Sommo, Paola Ferrari, di Travacò Siccomario,i Domizia Clensi e di Zinasco, Massimo Nascimbeni. Le istanze dei 7 comuni del Pavese le cui popolazioni hanno espresso preoccupazione e diniego alla costruzione di una nuova discarica di amianto saranno sostenute dall’Osservatorio Nazionale sull’Amianto e dal suo presidente, Avv. Ezio Bonanni, che lo ha già precisato nel corso della conferenza stampa (https://youtu.be/SvjkOxZetDI).

Gli aggiornamenti in materia di amianto

"Il danno da amianto: una strage silenziosa, un killer da sconfiggere"
Sono intervenuto lo scorso 21.05.2016 al convegno che si è tenuto a Monterotondo e che è stato organizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Amianto, sul tema: "Il danno da amianto: una strage silenziosa, un killer da sconfiggere". Nel corso della mia relazione (Benefici contributivi per esposizione ad amianto e riconoscimento delle malattie professionali asbesto correlate e risarcimento danni’), ho ribadito la necessità di privilegiare la prevenzione primaria ed ho ribadito la necessità di rendere giustizia alle vittime, tra le quali anche coloro che sono stati anche solo esposti alla fibra killer.
Nel corso dei lavori è intervenuto anche il Dott. Alessandro Ruta con una relazione dal titolo: ‘I danni psicologici da amianto’ e con la presentazione del Dipartimento di assistenza psicologica online. L’Avv. Pericle Calvaresi è intervenuto con una relazione dal titolo: ‘La responsabilità penale da amianto’ e l’Arch. Giampiero Cardillo con la relazione ‘Come risolvere il problema amianto’. Per consultare gli atti in video:

 

In data 15.12.2015, l’Osservatorio Nazionale Amianto, nel corso della conferenza che si è tenuta presso la Sala Nassirya (di cui Radio Radicale - link: https://www.radioradicale.it/scheda/461629/presentazione-del-primo-rapporto-mesoteliomi-dellosservatorio-nazionale-amianto - e altri organi hanno trasmesso la diretta, con sintesi su Affari Italiani - link: http://www.affaritaliani.it/roma/amianto-strage-da-6mila-morti-anno-ona-contro-inail-basta-prudenza-397929.html), ha reso pubblico  il suo Primo Rapporto Mesoteliomi, che riporta i dati in possesso dell’associazione, incrociati con quelli dell’INAIL.

Il Presidente, Avv. Ezio Bonanni dopo aver richiamato la specificità dell’esperienza e dell’impegno di ONA, ha puntualizzato che sono  patologie asbesto correlate, oltre a quelle contemplate nella Tabella I dell’INAIL (pag. 48 del D.M. 09.04.08 pubblicato in G.U. 21.07.08: placche e ispessimenti pleurici con o senza atelettasia rotonda (j92); Mesotelioma pleurico (c45.0); Mesotelioma pericardico (c45.2); Mesotelioma peritoneale (c45.1); Mesotelioma della tunica vaginale del testicolo (c45.7); Carcinoma polmonare (c34); Asbestosi (j61)-), anche il tumore alla laringe (che INAIL contempla tra le “malattie la cui origine lavorativa è limitata” - tabella II) e all’ovaio (secondo l’Agenzia IARC, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità - International Agency for Research on Cancer. Asbestos (chrysotile, amosite, crocidolite, tremolite, actinolite, and anthophyllite). IARC Monogr Eval Carcinog Risks Hum. 2012;100C:219–309 (http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100C/index.php, accessed 11 March 2014), ma anche altre patologie tra cui i tumori degli altri organi delle vie aeree (faringe, trachea, etc.) e dello stomaco  e del colon (i tumori gastroenterici sono contemplati nella Tabella III dell’INAIL), e delle vie biliari (tra le quali il colangiocarcinoma, come spiegato dal Prof. Giovanni Brandi nel corso della conferenza - http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/15/cancro-al-fegato-luniversita-di-bologna-ce-correlazione-con-lamianto/531357/), e le complicanze cardiocircolatorie indotte della patologie fibrotiche da amianto  (asbestosi, etc.).

Solo in Italia sono più di 6.000 coloro che perdono la vita ogni anno in seguito all’insorgenza di patologie asbesto correlate (in seguito a mesotelioma, tumore polmonare, tumori delle vie aeree e del tratto gastrointestinale e alle ovaie; asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici e loro complicanze cardiocircolatorie).

Un costo altissimo in termini non solo di spesa sanitaria, per prestazioni previdenziali e assistenziali e per minori giornate lavorative, ma anche in termini di ripercussioni sociali: un costo umano inaccettabile, per la sacralità della vita.

Questa drammatica situazione e condizione di tutti i cittadini (più di 60.000.000 di persone) non può essere considerata circoscritta e limitata ai soli nuovi casi di diagnosi di patologie asbesto correlate, poiché in Italia ci sono ancora più di 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, di cui più di 34 milioni in matrice compatta e il resto in matrice friabile, distribuiti in più di 40mila siti e in più di un 1 milione di micrositi, nei quali l’amianto continua a ridursi allo stato pulverulento, disperdendo le sue polveri e le sue fibre; per non parlare degli acquedotti ancora in larga parte costituiti di fatiscenti strutture in cemento amianto che, oltre a perdere circa il 40% dell’acqua, contaminano quella residua, con fibre di amianto che vengono quindi ingerite, e provocano danni alla salute.

A più di 20 anni dall’entrata in vigore della legge 257, avvenuta nel 1992, soltanto meno di 500mila tonnellate di materiali contenenti amianto sono stati bonificati, e la rimanente grande parte continua e continuerà a contaminare il territorio e l’ambiente, e a determinare nuove esposizioni, nuove patologie, nuovi lutti e tragedie.

In Italia tutte le politiche del Governo e delle Agenzie Pubbliche, tra cui l’INAIL, approcciano il problema amianto solo sotto l’aspetto indennitario, e quindi intervengono quando la patologia è conclamata, spesso per negarne il nesso causale e costringendo le vittime ad una lunga trafila, sia in sede amministrativa che eventualmente anche in sede giudiziaria, per potersi vedere riconosciuta l’origine professionale della patologia, una trafila talmente lunga che spesso il decesso precede il riconoscimento del diritto alle prestazioni previdenziali.

Tutti ormai concordano sul fatto che occorra evitare ogni forma di esposizione e ingestione delle fibre di amianto come unico strumento veramente efficace per evitare le future patologie e i futuri decessi e che sia necessario un potenziamento degli strumenti della ricerca scientifica al fine di costituire ulteriori strumenti terapeutici per un miglioramento della prognosi in termini di possibilità di guarigione, o quantomeno di un maggior periodo di sopravvivenza con migliore qualità della vita.

Anche l’approccio epidemiologico, cioè la prevenzione terziaria, che si nutre anche della tutela giuridica (in termini di riconoscimento delle prestazioni previdenziali, di risarcimento dei pregiudizi patrimoniali e non patrimoniali anche dei famigliari, di interdizione e repressione delle condotte pericolose e dannose) ha un ruolo centrale.

Infatti quello che potrebbe essere un macabro conteggio delle patologie e delle vittime potrebbe invece costituire lo strumento per verificare quali siano le attività ed i luoghi in cui vi è stata una maggiore esposizione a polveri e fibre di amianto e quindi per adottare quegli strumenti di prevenzione primaria e secondaria con la graduazione della sorveglianza sanitaria, con presidi diagnostici proporzionali al rischio.

 

Rilevazioni epidemiologiche

Le patologie asbesto correlate sono lungo latenti.

Il mesotelioma può manifestarsi anche a distanza di 40-50 anni dalla prima esposizione alle polveri e fibre di amianto. Poiché il periodo di più intenso  utilizzo è stato quello che va dagli anni Sessanta fino all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso e poiché i circa 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto sono ancora oggi diffusi nel territorio e spesso lasciati in condizioni di degrado, il picco delle malattie da amianto è previsto a partire dal 2020, con un andamento costante fino al 2030.

Le importazioni italiane di amianto grezzo sono state sempre superiori a 50mila tonnellate/anno fino al 1991, e sono proseguite anche dopo la messa al bando del minerale fino ai tempi più recenti, come già dimostrato dall’Osservatorio Nazionale sull’Amianto.

Tutte condizioni che, nella totale assenza di validi strumenti di prevenzione primaria e di efficace prevenzione tecnica, hanno innescato una vera e propria epidemia di patologie asbesto correlate, con il pesante tributo di più di 1.500 casi di mesotelioma ogni anno, e di almeno altri 3.000 casi di tumore polmonare riconducibili a queste esposizioni, cui si aggiungono tutte le altre patologie, con un bilancio che non può essere ritenuto inferiore a 6.000 decessi ogni anno.

 

Dati raccolti dall'Ona

Il trend del numero dei nuovi casi di mesotelioma si presenta in Italia in costante aumento, e ciò lo sarà anche per gli anni successivi.

L'Ona ha censito 20.629 casi per il periodo 1993-2011 (tenendo presenti anche i dati del IV Rapporto mesoteliomi, fermo al 2008 e reso pubblico dall'Inail nel 2012).

L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto, grazie alle segnalazioni ricevute, alle rilevazioni delle sedi territoriali e del gruppo di lavoro del Dipartimento Ricerca e Cura del Mesotelioma, e all’incrocio di tutti i dati, ha formulato una stima di 4.560 mesoteliomi per il periodo dal 1 gennaio 2009 al 31 dicembre 2011, che ha ripartito in 1.480 casi per l’anno 2009, 1.520 per il 2010 e 1.560 per il 2011.

Soffermandoci sui casi di mesotelioma per l’anno 2011, all’Associazione risulta che siano ripartibili in circa 1.100 uomini e 460 donne, in misura prevalente per Mesotelioma Pleurico nella misura di circa il 95% per gli uomini ed il 90% per le donne.

Negli uomini i 40% dei casi si è manifestato tra i 65 ed i 74 anni, mentre invece il 40% dei casi femminili concentra la manifestazione del mesotelioma nella fascia di età compresa fra i 75 ed gli 84 anni e ciò perché si presume che le esposizioni femminili siano state di minore intensità e quindi con maggiori tempi di latenza.

Il mesotelioma presuppone sempre l’esposizione ad amianto, salvo rari casi, ed è di origine professionale per  il 90% dei casi per gli uomini e in circa il 50% per le donne, mentre per il resto l’esposizione è ignota e tuttavia non è da escludere che ci siano dei settori nei quali le esposizioni di amianto, nonostante non siano conosciute, si siano comunque verificate.

Le rilevazioni dell’Associazione hanno permesso di avere contezza del fatto che per almeno il 15,2% dei casi di mesotelioma, l’esposizione professionale è riconducibile alle attività lavorative nel settore edile, più dell’8,3% nel settore dell’industria metalmeccanica, quasi il 7% nell’industria tessile e ancora un 7% nella cantieristica navale.

Il comparto Difesa, con più di 620 casi rappresenta il 4,1% del totale dei mesoteliomi insorti in seguito alle esposizioni professionali, ed è preoccupante anche il numero dei casi di mesotelioma registrati nel settore della scuola (63) che gettano luce sinistra sull’intero comparto e soprattutto per gli utenti delle scuole e cioè l’intera popolazione e quindi sull’inadempimento degli organi e apparati dello Stato in tema di prevenzione e tutela della salute pubblica.

Per calcolare l'impatto dell'esposizione all'amianto sulla popolazione, è opportuno però tenere conto anche delle altre patologie riconducibili all'asbesto.

In primis i decessi per tumore al polmone, non sono inferiori a 3mila l'anno, a cui devono essere sommati i tumori della laringe, delle alte vie aeree, i tumori del tratto gastrointestinale, e quelli dell'ovaio, e altri rispetto ai quali vi sono ancora pochi studi , come i tumori biliari e ai reni.

Poi vi sono poi le patologie fibrotiche come le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici e asbestosi, e le complicazioni cardiache e cardiocircolatorie.

Nel corso della Conferenza del 19.09.2015 sono stati presentati gli ultimi dati epidemiologici sull’impatto dell’amianto e degli altri agenti cancerogeni tra cittadini e lavoratori, con particolare specificità relativa alla Regione Toscana e ciò al fine di permettere l’elaborazione di proposte e la predisposizione di strumenti idonei alla prevenzione primaria e alla tutela giuridico-risarcitoria delle vittime e dei loro famigliari.

Alla conferenza sono intervenuti, tra gli altri, l'On. Alberto Zolezzi (Commissione ambiente - Camera dei Deputati), la Sen. Sara Paglini (Commissione Lavoro del Senato), il Dott. Maurizio Ascione (sostituto Procuratore della Repubblica di Milano), il Prof. Andrea Borgia, la Prof.ssa Antonietta Gatti, Dott. Fabio Landi del Comitato SOS Geotermia, ed altri relatori, oltre all’Avv. Ezio Bonanni, che ha tenuto una relazione avente ad oggetto la tutela interdittiva delle condotte dannose e pericolose e risarcitoria dei pregiudizi, e di tutela previdenziale ed assistenziale.

Per quest’ultimo specifico profilo, sono state illustrate le recenti novità della giurisprudenza della Corte di Cassazione in materia di benefici contributivi per esposizione ad amianto, finalizzati ad ottenere il prepensionamento dei lavoratori anche se non ancora ammalati. È stato finalmente risolto ogni dubbio sul fatto che la domanda di certificazione all’INAIL entro il termine del 15.06.2005 si rende necessaria solo per casi limitati, mentre nei casi in cui si applica la precedente normativa (artt. 47 co. 6 bis L. 326/03 e art. 3 co. 132 L. 350/03), la domanda all’INAIL entro il 15.06.2005 non è necessaria.

 

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Gli ultimi sviluppi della giurisprudenza della Corte di Cassazione in materia di benefici contributivi per esposizione ad amianto: a determinate condizioni non è necessaria la domanda all’INAIL entro il 15.06.2005. Accolte definitivamente le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni.

La recente giurisprudenza della Corte di Cassazione ha finalmente fatto luce sull’intricata normativa in materia di amianto, e tra le tante sentenze può essere richiamata la sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 5928/2015, che riassume e riepiloga il corso definitivo dell’interpretazione dell’art. 13 co. 8 L. 257/92  e dei benefici contributivi in generale, che è oggetto di pubblicazione.

L’Avv. Ezio Bonanni ha redatto una nota a sentenza che è stata già pubblicata sulla Rivista Scientifica Giuslavoristica Il Diritto dei Lavori" diretta da Gaetano Veneto, anno IX, n. 2, luglio 2015 (a partire da pag. 123)

 

(*Nota a commento: Benefici contributivi per esposizione ad amianto. La Corte di Cassazione conferma che (a determinate condizioni) non è necessaria la domanda all’INAIL entro il 15.06.2005).

 

 

 

*Benefici contributivi per esposizione ad amianto

La Corte di Cassazione conferma che (a determinate condizioni) non è necessaria la domanda all’INAIL entro il 15.06.2005

 

 

La IARC, Agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la Ricerca sul Cancro, nella sua ultima valutazione del 2012, conferma che l’amianto è un cancerogeno certo in quanto induce il mesotelioma e i tumori al polmone, alla laringe e all’ovaio; inoltre, allo stato delle conoscenze è cancerogeno probabile per i tumori del tratto digerente (faringe, stomaco e colon)[1], e causa anche patologie fibrotiche, quali le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici e l’asbestosi, con pesanti ripercussioni anche sull’apparato cardiocircolatorio.

Ne sono esposti professionalmente più di 125 milioni di persone[2] e le sue fibre causano ogni anno più di 107 mila decessi, solo a tener conto del cancro al polmone e del mesotelioma[3] e con una sottostima che è aggravata dal fatto che alcuni Paesi, come quelli asiatici, sono privi di qualsiasi rilevazione dell’impatto dell’amianto sulla salute umana. Di questi decessi, almeno 6 mila avvengono nel nostro Paese[4], anche perché, per i lunghi tempi di latenza, il picco massimo è previsto per il 2025/2030; successivamente si prevede un lento calo del numero delle vittime, tenendo conto dell’abbattimento dei livelli di esposizione nei periodi successivi all’entrata in vigore della L. 257/92, anche se non è prevedibile la fine dell’epidemia, poiché non c’è stato un divieto dell’uso dei materiali contenenti amianto già posti in opera, né è stata imposta la bonifica, che se anche fosse ultimata oggi, determinerebbe il prolungarsi dell’epidemia per i prossimi 30/40 anni[5].

L’Italia, fino alla fine degli anni ’80 è stato il secondo maggior produttore europeo di amianto, dopo l’Unione Sovietica, e nel periodo dal 1945, fino al 1992, vi sono state lavorate 3.748.550 tonnellate di amianto, con il picco di 164.788 tonnellate che si è raggiunto nel 1976, e ancora nel 1987 la produzione era di più di 100 mila tonnellate annue.

          Il fatto che l’amianto fosse dannoso per la salute umana è conoscenza antica: Adelaide Anderson e Lucy Deane, dell’Ispettorato inglese e gallese, già nel 1898 avevano incluso la tessitura dell’amianto tra le lavorazioni più polverose e pericolose ‘per la salute dei lavoratori’ e in Italia il Prof. L. Scarpa[6] constatò che tra i 27.000 ammalati di tubercolosi polmonare, curati nel Policlinico Generale di Torino, tra il 1892 e il 1906, soltanto 30 erano stati esposti a polveri e fibre di amianto, per un impiego ancora esiguo nelle lavorazioni, e tra questi, 21 donne e 9 uomini, e presentavano tutti lo stesso quadro clinico caratterizzato dalla virulenza della malattia e dal repentino esito infausto.

Il Tribunale di Torino (proc. n. 1197/1906), ha rigettato la domanda risarcitoria di Bender e Martiny e The British Asbestos Company Limited nei confronti dell’Avv. Carlo Pich e del gerente Arturo Mariani, redattori della Rivista “Il progresso del Canavese e delle Valli di Stura”, edito a Ciriè, poiché negli articoli pubblicati nei numeri di giugno 1906 non c’era nulla di falso in quanto quella dell’amianto è “fra le industrie pericolose […] le particelle […] vengono a ledere le vie delli apparati respiratorii, […] fino al polmone, predisponendole allo sviluppo della tubercolosi, facilitandone la diffusione aumentandone la gravità”. La decisione venne confermata con la Sentenza n. 334 del 28.05.97 della Corte di Appello di Torino, poiché “la lavorazione di qualsiasi materia che sprigioni delle polveri [...] aspirate dall'operaio, sia dannosa alla salute, potendo produrre con facilità dei malanni, è cognizione pratica a tutti comune, come è cognizione facilmente apprezzabile da ogni persona dotata di elementare cultura, che l'aspirazione del pulviscolo di materie minerali silicee come quelle dell'amianto [...] può essere maggiormente nociva, in quanto le microscopiche molecole volatilizzate siano aghiformi od almeno filiformi ma di certa durezza e così pungenti e meglio proclivi a produrre delle lesioni ed alterazioni sulle delicatissime membrane mucose dell'apparato respiratorio”. Il regio decreto 442 del 14.06.1909 includeva la filatura e tessitura dell'amianto tra i lavori insalubri o pericolosi.

Gli studi sperimentali già negli anni ’30 avevano portato a confermare l’effetto cancerogeno dell’amianto sulla salute umana, e successivamente due studi epidemiologici, nel 1955[7], quello di Doll per il polmone e nel 1960[8] quello di Wagner e collaboratori per il mesotelioma, e nel corso della conferenza sugli effetti biologici dell’amianto organizzata dalla New York Academy of Sciences, i cui atti furono pubblicati nel 1965, l’intervento del Prof. Irving Selikoff destò tale impressione nella comunità scientifica internazionale da determinare l’unanime consenso scientifico sulla cancerogenicità del minerale[9].

Il Legislatore italiano, al di là della normativa di carattere generale (artt. 19, 20 e 21 del DPR 303/56, e art. 377 e 387 del DPR 547/55 e art. 2087 c.c.) non ha dettato norme cautelari specifiche in materia di amianto, fino a quando, per effetto della condanna della Corte di Giustizia dell’Unione Europea con decisione del 13.12.90, a definizione della procedura di infrazione n. 240/89, ha recepito la Direttiva CEE 477/83, che ha dettato le norme sulla Protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con una esposizione all’amianto durante il lavoro”, con il D.L.vo 277/91, fino alla messa al bando del minerale con la L. 257/92, con una parabola che ha messo a nudo notevoli ritardi e sistematiche violazioni in danno dei lavoratori esposti ad amianto, che a decine di migliaia sono deceduti in qualche caso anche con i loro familiari, in seguito alle polveri di amianto che contaminavano gli abiti e le tute[10].

Con l’art. 13 della L. 257/92, il Legislatore ha stabilito che ai lavoratori esposti all’amianto fossero riconosciute delle maggiorazioni contributive, utili per anticipare la data di maturazione della prestazione, ovvero alla rivalutazione delle prestazioni già in essere, rispettivamente al comma 6 per coloro che avessero lavorato nelle miniere o nelle cave di amianto, con il comma 7 per coloro che avessero contratto malattia professionale in seguito ad esposizione ad amianto, e, con il comma 8, anche per coloro che vi fossero rimasti esposti per oltre 10 anni, purchè in concentrazioni superiori alle 100 ff/ll nella media delle otto ore lavorative, e ciò in ragione del pregiudizio comunque sofferto da questi lavoratori in seguito all’esposizione al cancerogeno, avente natura risarcitoria (Corte di Cassazione, sezione lavoro, ordinanza n. 2351/2015[11]).

Tutti i lavoratori esposti ad amianto in concentrazioni superiori alle 100ff/l nella media delle 8 ore lavorative per ogni anno e per oltre 10 anni hanno diritto a vedersi rivalutato l’intero periodo con il coefficiente 1,5, in base all’art. 13 co. 8 L. 257/1992 a titolo di risarcimento per i danni comunque subiti, per le esposizioni alle polveri e fibre di amianto anche in assenza di patologia[12], e in chiave preventiva (Corte Cost. Sent. n. 5 del 2000).

Gli enti pubblici, e prima di tutto l’INPS, hanno avuto sempre una idiosincrasia nell’applicazione di queste norme, con “palleggio e melina” (così definita da un dirigente medico legale dell’INPS[13]), che ha costretto i lavoratori esposti per più di dieci anni a polveri e fibre di amianto, che avrebbero avuto diritto ad andare subito in pensione, ad intraprendere azioni legali, spesso fino all’ultimo grado di giudizio, e in molti casi quando le sentenze sono divenute definitive, avevano già raggiunto l’anzianità massima, ed erano già in pensione.

Si è generato un enorme contenzioso, ed il legislatore è intervenuto più volte, in chiave restrittiva e limitativa, anche per esigenze di finanza pubblica (art. 81 Cost. Corte Cost sent. 376 del 2008), nel quale si inseriscono le modifiche di cui all’art. 47 DL 269/2003, convertito con modificazioni nella legge 326 del 23.11.2003, che non trovano applicazione per tutti i lavoratori esposti ad amianto.

Intanto, queste norme si applicano solo per la fattispecie di cui all’art. 13 co. 8[14] L. 257/92,e hanno determinato la riduzione del coefficiente ad 1,25, utile ai soli fini della rivalutazione della prestazione pensionistica e non per anticiparne la maturazione (art. 47 co. 1) ed hanno imposto l’ onere di depositare la domanda di certificazione di epsosizione all’INAIL, entro 6 mesi dalla pubblicazione del Decreto Ministeriale attuativo (art. 47 co. 5), pena la decadenza dal diritto e quindi per effetto dell’art. 3 co. 2 del D.M. 27/10/2004, entro il 15.06.2005.

In sede di conversione, sono state aggiunte delle norme che facessero salve le posizioni di coloro che avessero maturato il diritto o che fossero in mobilità ovvero avessero risolto il rapporto di lavoro, attraverso l’art. 47 co. 6 bis che recita: “Sono comunque fatte salve le previgenti disposizioni per i lavoratori che abbiano già maturato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, il diritto di trattamento pensionistico anche in base ai benefici previdenziali di cui all'articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, nonché coloro che alla data di entrata in vigore del presente decreto, fruiscono dei trattamenti di mobilità, ovvero che abbiano definito la risoluzione del rapporto di lavoro in relazione alla domanda di pensionamento”.

Ad un mese di distanza, il legislatore è intervenuto ancora e ha ampliato le maglie e ha esteso i casi nei quali si applica la nuova normativa, con l’art. 3 co. 132 L. 350/2003, che ha il seguente tenore letterale: “In favore dei lavoratori che abbiano già maturato, alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui all’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257, e successive modificazioni, sono fatte salve le disposizioni previgenti alla medesima data del 2 ottobre 2003. La disposizione di cui al primo periodo si applica anche a coloro che hanno avanzato domanda di riconoscimento all’INAIL o che ottengono sentenze favorevoli per cause avviate entro la stessa data. Restano valide le certificazioni già rilasciate dall’INAIL”.

Queste norme ampliano la portata ed il numero dei casi per i quali non si applicano le nuove disposizioni, ivi compreso il regime decadenziale di cui all’art. 47 co. 1 e co. 5 L. 326/2003, che imponeva la domanda all’INAIL entro 6 mesi dall’entrata in vigore del citato decreto.

La Corte di Cassazione, con la sua giurisprudenza ormai consolidata, ha quindi confermato che la precedente disciplina normativa continua ad applicarsi alla quasi totalità dei lavoratori esposti ad amianto: (i) a coloro che fossero già in pensione alla data del 02.10.2003; (ii) a coloro che avessero già risolto il rapporto di lavoro per collocarsi in pensione alla data del 02.10.2003; (iii) a coloro che avessero ottenuto, alla stessa data, la certificazione di esposizione e/o l’accredito delle maggiorazioni dall’INPS (per coloro ai quali si applicava la precedente disposizione si riteneva non fosse necessaria la domanda amministrativa né all’INPS né all’INAIL[15]); (iv) nel caso in cui l’avente diritto avesse già depositato la domanda di certificazione all’INAIL[16]; (v) nel caso di già avvenuto deposito di domanda all’INPS prima del 02.10.2003 (come confermato da Cass. Sez. Lav. sentenza n. 15008/2005); (vi) negli altri casi stabiliti dall’art. 47 co. 6 bis L. 326/2003 e dall’art. 3 co. 132 L. 350/2003.

Nonostante la vastissima platea di lavoratori ai quali continua ad applicarsi la precedente normativa, e per i quali dunque non trova applicazione la decadenza speciale di cui all’art. 47 della L. 326/03, l’INPS continua a sollevare l’eccezione di decadenza, che sa essere infondata, per le lucide ragioni già messe in evidenza dal Tribunale di Civitavecchia[17], il quale aveva rilevato come, nel solco tracciato dalla legge (art. 47 co. 6 bis L. 326/03 e art. 3 co. 132 L. 350/03) non potesse trovare applicazione la norma di cui al D.M. 27.10.2004, di fonte regolamentare generale, che contrariamente alla norma di grado superiore, imponeva il deposito della domanda all’INAIL entro il 15.06.2005 a tutti i lavoratori (anche quelli per i quali la nuova normativa non trovava applicazione).

Le tesi che si fondano sul tenore letterale dell’art. 47 L. 326/2003 e dell’art. 3 co. 132 della L. 350/2003, hanno trovato prima autorevole riscontro da parte di altri Giudici di merito e poi delle Corti territoriali, ed infine anche della Corte di Cassazione.

L’INPS di Bolzano ha impugnato le sentenze di primo grado con le quali il Tribunale aveva accolto le tesi giuridiche sostenute dall’Avv. Ezio Bonanni, sul presupposto che l’art. 3 n. 2 del D.M. 27.10.2004 imponesse a tutti i lavoratori, anche a coloro per i quali trovasse applicazione la precedente normativa, il deposito della domanda all’INAIL entro il 15.06.2005.

La Corte di Appello di Trento, Sezione Distaccata di Bolzano, ha rigettato l’appello formulato dall’INPS, uniformandosi alla giurisprudenza della Corte di Cassazione, rispettivamente con la sentenza n. 15/2015, che ha definito il giudizio n. 63/2013 e con la sentenza n. 19/2015, che ha definito la causa RG 62/2013.

Infatti, nelle more, la Corte di Cassazione, sezione lavoro, si è definitivamente pronunciata sulla fattispecie, prima con la sentenza 24998 del 2014 (che ha annullato la decisione di rigetto dell’appello avverso la sentenza del Tribunale di Napoli che aveva dichiarato la decadenza per mancato deposito di domanda all’INAIL entro il 15.06.2005 per un lavoratore pensionato prima del 02.10.2003), e poi con la sentenza n. 5928/2015, che, pur rigettando il ricorso avanzato dall’Avv. Ezio Bonanni (per un lavoratore che alla data del 02.10.03 non aveva ancora maturato il diritto ai benefici amianto e non aveva presentato la domanda all’INAIL entro il 15.06.2005), ha ribadito che per tutti gli altri casi la domanda all’INAIL entro il 15.06.2005 non è necessaria e che la giurisprudenza deve intendersi ormai consolidata.

Questa questione non è di poco conto, perché sono centinaia di migliaia i lavoratori esposti ad amianto che alla data del 02.10.03 avevano maturato il diritto, nei termini di cui all’art. 47 co. 6 bis della l. 326/03 e art. 3 co. 132 della l. 350/03, che non possono considerarsi decaduti e possono ancora agire in giudizio per ottenere la maggiorazione contributiva con il coefficiente 1,5 utile per il prepensionamento, ovvero per rivalutare la prestazione pensionistica se già in godimento.

L’art. 3 n. 2 del DM 27.10.2004 ha natura giuridica di regolamento generale, che non può essere in contrasto con la legge dello Stato e quindi non può trovare applicazione in tutti quei casi in cui si applica la precedente normativa.

È stato, infatti, di recente ritenuto da Cass. 25.11.2014 n. 24998 e Cass. 25.03.2015 n. 5928 ed ex multis che il DM 27.10.2004, allorché ha previsto all’art.1 “l’obbligo di presentazione della domanda di cui all’art. 3 entro il termine di 180 giorni, a pena di decadenza, dalla data di entrata in vigore del presente decreto” (15.06.2005), non potesse che muoversi nel solco tracciato dalla legge, con la conseguenza che essendo fonte meramente attuativa, quando trovi applicazione il regime antecedente la riforma del 2003, l’interessato non è soggetto al termine decadenziale (180 giorni) introdotto dal DL 269/03, che interessa solo determinate categorie di lavoratori.

In sostanza, il decreto ministeriale quando fa riferimento al termine di 180 giorni ai lavoratori ai quali si applica la disciplina previgente per effetto, in particolare, del comma 6 bis dell’art. 47 della legge 24.11.2003 n. 326 (e cioè a coloro che abbiamo già maturato, alla data del 02.10.2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui all’art. 13 co. 8 L. 27.03.1992 n. 257, ha introdotto - quale fonte secondaria avente un ambito limitato alla mera attuazione della disciplina specifica di cui al DL 269/03 - un istituto eccezionale quale è appunto la decadenza speciale in contrasto con la fonte primaria, che peraltro non prevede espressamente che la fonte secondaria possa avere una portata innovativa rispetto all’assetto già delineato, ed anzi, è in contrasto con l’art. 47 co. 6 bis, norma aggiunta in sede di conversione).

Come già chiarito dal Tribunale di Civitavecchia[18], il D.M. quando all’art. 3 n. 2 impone il deposito della domanda all’INAIL anche per quei lavoratori per i quali si applica la precedente normativa è in contrasto con l’art. 47 co. 6 bis della l. 326/03 e dell’art. 3 co. 132 della l. 350/03, e quindi questa norma regolamentare deve essere disapplicata dal Giudice ordinario.

Infatti, la salvezza delle previgenti disposizioni non riguarda soltanto la disciplina sostanziale dei benefici (e cioè il coefficiente 1,5, utile anche per maturare anticipatamente il diritto a pensione), ma anche gli adempimenti formali per il loro conseguimento.

La Corte di Cassazione stabilisce dunque che per tutti i casi ricadenti nella “previgente disciplina” in virtù di espressa previsione di legge, non è alla decadenza “speciale” di cui al DL 269/03 (con riguardo alla domanda INAIL) che occorre fare riferimento, ma a quella generale di cui all’art. 47 del DPR 30.04.1978 n. 639, come convertito dall’art. 4 del Decreto 19.09.1992 n. 384, convertito, con modificazioni, dalla legge 14.11.1992 n. 438 (con riguardo alla domanda all’INPS).

Tant’è vero che la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza n. 24998/04 ha così stabilito:

Ma la suddetta natura di fonte meramente attuativa ha come conseguenza ulteriore che, quando trovi applicazione il regime antecedente la riforma del 2003, l'interessato non è soggetto al termine decadenziale (180 gg.) introdotto dal D.L. n. 269 del 2003, che interessa solo determinate categorie di lavoratori.

Il D.M., in sostanza, riferendo il termine di 180 giorni anche ai lavoratori ai quali si applica la disciplina previgente per effetto, in particolare, della L. 24 novembre 2003, n. 326, art. 47, comma 6 bis (e cioè a coloro che abbiano già maturato, alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, art. 13, comma 8) ha introdotto - da fonte secondaria avente un ambito di contenuti limitato alla mera attuazione della specifica disciplina introdotta con il D.L. n. 269 del 2003 - un istituto eccezionale (quale è sicuramente la decadenza speciale) in contrasto con la fonte primaria (che, da una parte, non prevede espressamente la possibilità per tale fonte secondaria di una portata innovativa rispetto all'assetto ordinamentale come delineato negli aspetti principali e, dall'altra, non solo non prevede analoga decadenza speciale ma anzi contiene una espressa previsione di esclusione - art. 47, comma 6 bis cit.).

Laddove il D.M. ha, dunque, adottato una disposizione in contrasto con il contenuto dello stesso art. 47 e con il regime transitorio da quest'ultimo previsto, lo stesso deve essere disapplicato.

Con riguardo alla fattispecie in esame va allora ritenuto che, ricadendo la stessa nella "previgente disciplina" in virtù di espressa previsione di legge, non è alla decadenza "speciale" di cui al D.L. n. 269 del 2003 che occorre fare riferimento ma a quella "generale" di cui al D.P.R. 30 aprile 1979, n. 639, art. 47 come sostituito dal D.L. 19 settembre 1992, n. 384, art. 4 convertito, con modificazioni, dalla L. 14 novembre 1992, n. 438, (che, come da questa Corte già da tempo precisato, per l'ampio riferimento alle "controversie in materia di trattamenti pensionistici", si riferisce a tutte le pretese azionate dall'interessato contro l'I.N.P.S. in tale materia, e quindi anche a quelle nelle quali sia in discussione non solo la quantificazione delle prestazioni richieste, ma precipuamente l'esistenza stessa del diritto fatto valere - cfr. Cass. 5 aprile 2004, n. 6646 -, pretese tra cui rientra anche la richiesta di rivalutazione dei contributi previdenziali e dei correlati benefici in termini di "quantità" del trattamento pensionistico - cfr. Cass. 19 maggio 2008, n. 12685; Cass. 29 marzo 2011, n. 7138; Cass. 31 maggio 2011, n. 12052; Cass. 8 giugno 2012, n. 9348 e numerose altre successive -).

Le Corti territoriali (tra cui anche la Corte di Appello di Trento, anche nella sua sezione distaccata di Bolzano, ha avvalorato le tesi espresse dell’Avv. Ezio Bonanni rispettivamente con decisione due decisioni dell’11.03.2015 - procedimento n. 62/2013, estensore Dott.ssa Claudia Montagnoli e n. 63/2013, estensore Dott. Lukas Bonell - ), al pari della Corte di Cassazione, hanno ormai affermato in modo granitico che deve essere disapplicata la norma di cui all’art. 3 co. 2 del D.M. 27.10.2004, che sembrerebbe imporre l’onere della domanda all’INAIL anche per coloro ai quali non si applica la nuova normativa: infatti “alla natura di fonte meramente attuativa [del Decreto Ministeriale]consegue che solo quando trovi applicazione il regime antecedente la riforma del 2003, l’interessato non sia soggetto al termine decadenziale (180 giorni) introdotto dal D.l. n. 269/03, che interessa, pertanto, solo determinate categorie di lavoratori (in tal senso, v., da ultimo, Cass. 24998/2014 cit. e altre numerose conformi)” (Corte di Cassazione, sezione VI^, ordinanza 17.04.2015, n. 7885).

Il fatto che la Corte di Cassazione continui a pronunciarsi in questi termini autorizza a pensare che l’orientamento si sia ormai consolidato e che si irreversibile e che pertanto non possano più trovare accoglimento quelle eccezioni dell’INPS, ormai di natura solo dilatoria, che se e quando ancora sollevate non potranno più trovare accoglimento da parte dei Giudici di merito, i quali dovranno quindi riconoscere il diritto al risarcimento contributivo per esposizione ad amianto a quei lavoratori che ne sono rimasti professionalmente esposti per oltre 10 anni a concentrazioni superiori alle 100 ff/ll nella media delle otto ore lavorative, per ogni anno e per oltre 10 anni, anche nel caso in cui non abbiano depositato all’INAIL la domanda di certificazione di esposizione ad amianto entro il 15.06.2005, in tutti quei casi in cui trovi applicazione la precedente e più favorevole disciplina di cui all’originaria formulazione dell’art. 13 co. 8 L. 257/92.

Per i lavoratori esposti ad amianto, per più di 10 anni, ma che alla data del 02.10.2003 non avevano ancora maturato il diritto, ovvero non fossero nelle condizioni stabilite dalle norme di cui all’art. 47 co. 6 bis L. 326/2003 e art. 3 co. 132 della L. 350/2003, e che quindi debbono considerarsi decaduti per non aver depositato la domanda di certificazione all’INAIL entro il 15.06.2005, e ove non avessero alcun danno biologico, anche minimo, perché in quel caso troverebbe applicazione l’art. 13 co 7 L. 257/92, al quale non si applica il termine di decadenza, di cui all’art. 47 L. 257/92, sono comunque legittimati a far valere il loro diritto ad ottenere il risarcimento del danno agendo in giudizio direttamente nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per far valere il tardivo ricevimento della direttiva 477/83/CE, in base ai principi di cui a SS. UU., Sentenza n. 9147/2009, ovvero la conclamata violazione delle norme di cui all’art. 32 della Costituzione, che ha determinato una lesione grave di diritti che hanno proprio nella Carta Costituzione, oltre che nelle norme internazionali, la loro tutela.

Infatti, la Corte ha ormai concluso che il beneficio per esposizione ad amianto non costituisce una prestazione pensionistica, bensì un risarcimento che si lega al fatto dell’esposizione all’amianto (Cass. Civ. Sez. VI, Lav. Sent. 09/02/2015 n. 2351) che di per sé, come abbiamo visto, e come purtroppo dimostra il tragico bilancio in termini di vite umane, reca danni irreversibili alla salute, perché le fibre rimangono nell’organismo umano per tutta la vita, provocando fenomeni infiammatori e precancerosi se non proprio dei tumori conclamati, quasi sempre, purtroppo, ad esito infausto.

Non rimane che l’auspicio di un risveglio delle coscienze e delle istituzioni, anche internazionali, per la messa la bando dell’amianto nel resto del Pianeta, e per la bonifica in Italia, così che possa essere sconfitta l’epidemia di patologie asbesto correlate così da realizzare quel precetto fondamentale di tutela della salute del singolo e della collettività, e con esso della dignità della persona umana, affinchè la dignità della persone e il bene di tutti prevalgano sulla sede di profitto di pochi.

Investire sulla salute, anche attraverso un programma di ammodernamento infrastrutturale e del sistema industriale in Italia, eviterebbe future malattie e future morti, ed anche risparmi in termini di spesa sanitaria, previdenziale ed assistenziale, oltre che in termini di costi umani e sociali, e si potrebbe coniugare il progresso anche economico, con la virtuosa tutela della dignità della persona umana.

 

 



[1] International Agency for Research on Cancer - World Health Organization IARC monographs on the evaluation of carcinogenic risks to humans - Vol. 100C “arsenic, metals, fibres, and dusts volume 100 C - A review of human carcinogens” ASBESTOS - Lyon, France - 2012.

[2] Concha-Barrientos M, Nelson D, Driscoll T, Steenland N, Punnett L, Fingerhut M et al. Chapter 21. Selected occupational risk factors. In: Ezzati M, Lopez A, Rodgers A, Murray C, editors. Comparative quantification of health risks: global and regional burden of disease attributable to selected major risk factors. Geneva: World Health Organization; 2004:1651–801 (http://www.who.int/healthinfo/global_burden_disease/cra/en/, accessed 11 March 2014).

[3] Driscoll T, Nelson DI, Steenland K, Leigh J, Concha-Barrientos M, Fingerhut M et al. The global burden of non-malignant respiratory disease due to occupational airborne exposures. Am J Ind Med. 2005;48(6):432–45.

[4] La stima di 6 mila morti si ottiene considerando che il RENAM registra più di 1.500 decessi per mesotelioma ogni anno, tenendo conto che le morti per cancro al polmone sono circa il doppio di quelle causate dal mesotelioma (e quindi più di 3 mila), e tenendo conto delle altre patologie tumorali e di quelle non neoplastiche.

[5] L’unico strumento per mettere fine al fenomeno epidemico indotto dall’esposizione ad amianto è la bonifica che evita le esposizioni e quindi le future patologie e quindi i futuri decessi.

[6] L.Scarpa, Lavori dei Congressi di Medicina Interna- Industria dell’amianto e tubercolosi (XVIII Congresso tenuto in Roma nell’ottobre 1908), Roma marzo 1909.

[7] Doll, Mortality from lung cancer in asbestos workers. Br J Ind Med 1955; 12:81-6

[8] Wagner et alii; Diffuse pleural mesothelioma and asbestos exposure in the North Western Cape Province. Br J Ind Med 1960;17:260-71

[9] Enterline PE. Changing attitudes and opinions regarding asbestos and cancer 1934-1965. Am J Ind Med 1991;20(5):685-700

[10] Così anche il Dott. Iacoviello, Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione nel processo Eternit, in Schema della requisitoria pronunciata avanti alla Sezione I penale della Corte di cassazione nel processo Eternit – 19 novembre 2014, in Dir. Pen. Cont., 21 novembre 2014.

[11] Cass. civ. Sez. VI - Lavoro, Sent., 09-02-2015, n. 2351:La giurisprudenza di legittimità è, dunque, ormai attestata sulla configurabilità del beneficio della rivalutazione contributiva della posizione assicurativa come un diritto autonomo rispetto al diritto a pensione (solo questo primario ed intangibile - Cass., sez. un., 10 giugno 2003, n. 9219 -) che sorge in conseguenza del "fatto" della esposizione ad amianto e determina una maggiorazione pensionistica avente in un certo qua modo natura risarcitoria, e ciò perchè nel sistema assicurativo - previdenziale la posizione assicurativa, nonostante la sua indubbia strumentalità, "costituisce una situazione giuridica dotata di una sua precisa individualità", potendo spiegare effetti molteplici, anche successivamente alla data del pensionamento, e costituire oggetto di autonomo accertamento.

[12]Il danno sussiste, in quanto, l’esposizione attiva i fenomeni infiammatori, che oltre alle patologie fibrotiche innescano la cancerogenesi.“Aspirin delays mesothelioma growth by inhibiting HMGB1-mediated tumor progression”, di H Yang*,L Pellegrini, A Napolitano, C Giorgi, S Jube1, A Preti, CJ Jennings, F De Marchis, EG Flores, D Larson, I Pagano, M Tanji, A Powers, S Kanodia, G Gaudino, S Pastorino, HI Pass, P Pinton, ME Bianchi and M Carbone. Conforme Corte Cost., Sent. n. 5 del 2000 e n. 127 del 2002, e Corte di Cass. Sez. Lav., Sent. n. 4913 del 2001, fermo restando che il diritto al risarcimento del danno sussite anche in assenza di lesione psicobiologica, a titolo di pregiudizio morale (Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 21/02/2002 n° 2515. Conforme Corte di Cass. Civ., Sez. III, (Ud. 7/04/2009, Dep. 13/05/2009), Sentenza n. n. 11059.

[13]  M.M. Covello, La ctu in materia di richiesta di benefici previdenziali per pregressa esposizione ad amianto, cit. [ma in Inf. prev., 2007, 589 e ss.], in cui precisa «gli operatori hanno riscontrato una gestione assolutamente burocratica del percorso valutativo operato dai consulenti caratterizzata da laboriose e costose controversie con palleggio e melina tra gli Enti previdenziali che si traducono in gravi ripercussioni in termini di costi gravanti sulla collettività». Ne fa riferimento Roberto Riverso nel suo lavoro “Amianto, dipendenti pubblici e militari: l’insostenibile disparità di trattamento”, pubbl. in Il Lavoro nella giurisprudenza n. 7/2013, IPSOA Ed.

[14] La norma sulla decadenza è dettata solo per le fattispecie di cui all’art. 13 co. 8 L. 257/92, per effetto dell’ar.t 47 co. 1 L. 326/03, e quindi non trova applicazione negli altri casi, come per esempio per le fattispecie di cui all’art. 13 co. 7 L. 257/92 (oltre che anche per i lavoratori soltanto esposti ad amianto, nei casi di cui agli artt. 47 co. 6 bis l. 326/03 e art. 3 co. 132 della L. 350/03.

 

[15] Cass. Sez. Lav., sentenza n. 21862/ 2004; Corte Costituzionale, sentenza n. 376/2008. Successivamente, nel 2012 la Corte di Cassazione ha modificato la sua giurisprudenza e ha ritenuto che per ottenere l’accredito della maggiorazioni amianto fosse comunque necessaria una specifica domanda amministrativa anche distinta da quella di pensione (Cass. 11399 e 11400 del 2012 ed ex multis).

[16] Dovendosi per di più ritenere illogico che ci fosse l’obbligo di deposito di una nuova domanda quando già era in corso un procedimento di certificazione (Tribunale di Civitavecchia, sentenza n. 743/2012; Corte di Appello di Trento, sez. dist. di Bolzano, sent. n. 15/2015, che ha definito il giudizio n. 63/2013 e sent. n. 19/2015 che ha definito la causa RG 62/2013.

[17] Tribunale di Civitavecchia, sezione lavoro, sentenza n. 743 del 27.09.2012 (Giudice Dott. Francesco Colella), già oggetto di pubblicazione in “Diritto dei lavori”, anno VI, n. 3, ottobre 2012, pag. 117 e seguenti, con la nota di Ezio Bonanni che aveva sostenuto le tesi oggetto di accoglimento da parte del Tribunale.

[18] Tribunale di Civitavecchia, sezione lavoro, sentenza n. 743 del 27.09.2012

Otto anni di battaglie dell’ONA Onlus e finalmente si apre il dibattito parlamentare sul continuo utilizzo di amianto in Italia in barba ad ogni divieto di legge. Interviene anche il Vice Presidente della Camera dei Deputati con un'altra interrogazione.

Ci sono voluti quasi 8 anni di impegno, ma alla fine il caso dell’importazione di amianto dall’India e il suo continuo utilizzo nel nostro Paese è venuto alla luce.

Grazie al servizio di Report trasmesso su RaiTre il giorno 07.06.2015 e in replica in data 13.06.2015 e consultabile al link http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-7cbee255-039b-4d27-b302-3833663cb023.html, è stato reso noto al grande pubblico quanto risulta dal documento del Governo indiano, “Indian Minerale Yearbook 2012 - Part III: Minerale Reviews” che è stato già pubblicato sul sito ONA (http://osservatorioamianto.jimdo.com) e consegnato dall’Avv. Ezio Bonanni lo scorso 13.01.2015 nel corso della sua audizione presso la Commissione Lavoro del Senato della Repubblica.

L’ONA Onlus ha chiesto da tempo di bloccare ogni importazione di amianto e di prodotti contenenti amianto, ma purtroppo ad oggi questa voce è rimasta inascoltata anche perché il Ministro dell’Ambiente, On.le Gian Luca Galletti, ha dichiarato proprio a Report di non esserne a conoscenza (ecco il motivo per il quale l’ONA Onlus gli ha fatto già pervenire tutta la documentazione).

Grazie al Movimento 5 Stelle i cittadini hanno avuto voce nelle istituzioni e con l’interrogazione presentata in data 11.06.2015, nel corso della seduta n. 440 della Camera dei Deputati, i parlamentari De Rosa, Zolezzi, Busto, Daga, Mannino, Micillo, Terzoni e Vignaroli hanno chiesto al Ministro dell’Ambiente “se fosse a conoscenza di queste vicende ... se e quali aziende soggette a vigilanza, operanti in quali settori, risultino interessate dalla compravendita e dell’utilizzo di amianto nel periodo compreso dall’entrata in vigore del divieto di lavorazione, importazione, commercializzazione fino ad oggi; quali iniziative di competenze il Governo intenda adottare per impedire il protrarsi della prassi di lavorazione, importazione e commercializzazione di amianto”.

In data 17.06.2015 il Vice Presidente della Camera ha presentato un ulteriore interrogazione parlamentare (http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4-09498&ramo=C&leg=17).

 

Il Governo Renzi è sordo, cieco e muto sui problemi dell’amianto. Era stata promessa la bonifica e la messa in sicurezza degli istituti scolastici, compresi quelli di Firenze, ed invece ancora non si vede la luce. Era stata promessa l’ultimazione della bonifica del naviglio della Marina Militare e misure adeguate, anche per i lavoratori esposti e vittime dell’amianto ed invece assistiamo ad un completo e totale immobilismo del Governo Nazionale. È quindi necessario proseguire la mobilitazione con l’impegno diretto di tutti i cittadini - dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA  Onlus  - anche con azioni giudiziarie di responsabilità. Mi riferisco ai lavoratori che ancora a tutt’oggi rimangono esposti alla fibra killer per via dell’assenza delle bonifiche”.

 

 

Novità in materia di benefici contributivi per esposizione ad amianto.

L’Avv. Ezio Bonanni rende pubblico l’orientamento assunto dalla Corte di Cassazione, la quale stabilisce che non si applica la decadenza per coloro che non hanno presentato la domanda entro il 15.06.2005 se è applicabile la vecchia legge: accolte le osservazioni giuridiche dell’Avv. Ezio Bonanni, sia dalla Corte di Cassazione che da diversi giudici di merito.

Esemplari due sentenze della Corte d’Appello di Trento - Sezione Distaccata di Bolzano, che l'Avv. Ezio Bonanni pubblica in anteprima.

Sentenza n° 15/2015 a definizione del procedimento n° 63/2013

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Sentenza n° 19/2015 a definizione del procedimento n° 62/2013

 

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Articolo dell’Avv. Ezio Bonanni pubblicato su Il Responsabile Civile. http://www.responsabilecivile.it/benefici-contributivi-per-esposizione-ad-amianto/

 

L’Avv. Ezio Bonanni guida il pull di legali dell’ONA che assisteranno le famiglie delle vittime nel processo Eternit Bis. L'Osservatorio nazionale sull'amianto (Ona) sostiene l’operato della Procura della Repubblica di Torino e si costituirà parte civile e assisterà i famigliari che intenderanno chiedere giustizia nel processo Eternit Bis, al via il 12 maggio. L’Avv. Ezio Bonanni è impegnato nel sostenere l’azione del Dott. Raffaele Guariniello nel suo sovrumano sforzo di abbattere un mostro che ha determinato la morte di migliaia di lavoratori e cittadini. L’impegno è condiviso anche dall’Avv. Alberto Costanzo di Casale Monferrato e dall’Avv. Andrea Ferrero Merlino di Torino. "Davide contro Golia - definisce la vicenda l'Ona -: i famigliari delle vittime del Casalese e degli altri territori vittime dell’Eternit contro uno dei magnati della finanza internazionale, forte e potente, e con amicizie influenti. Si allega l’articolo che l’agenzia ANSA ha pubblicato sul suo sito istituzionale. (http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2015/05/10/eternit-bis-ona-e-davide-contro-golia_75a38e01-7699-4cdf-aa0e-afb76153cf50.html)

28 aprile, giornata mondiale delle vittime dell’amianto.

L’Avv. Ezio Bonanni, come presidente dell’ONA, continua il suo impegno al fianco delle vittime dell’amianto e ha dichiarato: L’Ona ritiene che il problema amianto non possa più essere affrontato solo con misure giudiziarie e previdenziali, perché non restituiscono la salute e non riportano in vita i deceduti e non impediscono l’insorgere di nuovi casi. L' epidemia in corso è destinata ad aggravarsi nei prossimi anni, a causa della presenza di amianto in circa 40000 siti e in un milione di micro-siti, con quaranta milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, di cui solo il 2% è stato trattato. Così proseguendo vi continueranno ad essere nuovi casi e nuove esposizioni perché ci si può ammalare fino a quarant’anni dopo la prima esposizione. E’ necessaria la bonifica, attraverso progetti di sviluppo territoriali da cui trarre le risorse economiche necessarie, unitamente all' utilizzo della leva fiscale e dei fondi strutturale europei. Non debbono essere trascurati gli aspetti internazionali nella risoluzione del problema, anche perché come dimostrato dall’Associazione, l’Italia ha continuato l’importazione di amianto anche dopo l’entrata in vigore della L. 257/92, che la proibiva. L’Ona ha già portato all’attenzione dell’Autorità giudiziaria la documentazione comprovante l’importazione di amianto in Italia in questi ultimi anni, ed auspica che si renda giustizia a tutte le vittime".

Nei giorni scorsi, l’Avv. Ezio Bonanni ha partecipato, in Casale Monferrato, alla conferenza stampa di presentazione della Sede ONA, e alla costituzione del pull di legali che assisterà le vittime eternit anche in occasione del processo che avrà inizio il 12.05.2015 presso il Tribunale di Torino.

Alle parti offese la notificazione viene effettuata con la pubblicazione dell’elenco sul sito: http://www.lavorocampania.it/ARLAS/resources/cms/documents/Decreto_di_fissazione_di_udienza_preliminare.pdf oltre che nel sito ONA (http://osservatorioamianto.jimdo.com/)

Segui i lavori di prestazione della Sede ONA di Casale Monferrato:https://www.youtube.com/watch?v=6XBgWeWsNfc

 

Il giorno 26.03.2015, a partire dalle ore 16:30, presso l’Aula Consiliare del Comune di Livorno, si è tenuta la Conferenza Amianto, nel corso della quale, con me, hanno preso la parola anche il Prof. Pietro Sartorelli, ordinario di medicina del lavoro presso l’Università di Siena; il Dott. Paolo Pitotto, consulente medico del Tribunale di Livorno; il Dott. Paolo Rivella, consulente tecnico nel processo Eternit e della Procura della Repubblica di Torino; la Dott.ssa Ginevra Lombardi, ricercatrice presso l’Università di Firenze; la Prof.ssa Antonietta Mazzei, dell’Università di Siena; oltre all’Avv. Isabella Sardella e all’Avv. Natalia Giuliani, entrambe del Foro di Firenze. Sono intervenuti anche rappresentanti della politica e delle istituzioni: hanno dato infatti la loro adesione la Senatrice Sara Paglini (Commissione Lavoro del Senato della Repubblica), l’On.le Alberto Zolezzi (Commissione Ambiente della Camera dei Deputati), il Dott. Filippo Nogarin (Sindaco di Livorno) e il Dott.  Giacomo Giannarelli (Candidato Presidenza Regione Toscana M5S). Sono intervenuti, oltre al sindaco del Comune di Livorno Filippo Nogarin e la vicesindaco Stella Sorgente, l’assessore alla sanità Dhimgjini Ina. 

Consulta la pubblicazione in video:

Si pubblicano in video gli atti della Conferenza ONA ONLUS del 07.03.2015 in Rieti, sul tema "Amianto nelle scuole, nelle caserme, negli ospedali e negli altri luoghi di vita e di lavoro: come affrontare il problema?".

Nel Lazio risultano dal Registro mesoteliomi 1.042 casi di mesotelioma dal 2001. Si tratta di una sottostima dovuta al fatto che il registro è stato istituito solo negli ultimi anni ed è limitato ai soli casi di mesotelioma, mentre l’amianto è in grado di determinare almeno il doppio dei casi di tumore polmonare e altre patologie tumorali, oltre ad asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici che, anche per effetto delle complicazioni cardiocircolatorie, possono essere fatali.

L’Ona chiede quindi l’istituzione di un Registro delle patologie asbesto correlate, al fine di poter avere l’esatta fotografia della situazione nel Lazio: "si stimano circa 100 casi di mesotelioma per il 2014, in continuo aumento (erano 51 nel 2001), con un trend che proseguirà fino al 2025, data nella quale dovrebbe iniziare un lento decremento".

Solo in Italia vi è un aumento dei casi di mesotelioma, mentre in tutto il resto delle nazioni civilizzate sono in diminuzione. Ciò in quanto vi sono ancora 42.000 siti contaminati, che si aggiungono a più di 1.000.000 di micrositi e 40.000.000 di tonnellate contenenti amianto nell’intero territorio nazionale, di cui circa 4.000.000 nel Lazio. Il fenomeno epidemico di circa 6.000 morti l’anno per patologie asbesto correlate in Italia, rapportate alla regione Lazio, corrisponde ad un impatto che si valuta in 500 decessi per patologie asbesto correlate (circa 100 per casi di mesotelioma; circa 200 per tumore al polmone; circa altri 200 per tutte le altra patologie causate dall’amianto).

L’Ona è consapevole che l’unico modo per evitare l’insorgenza di queste patologie è evitare l’esposizione ad amianto, e quindi torna ad insistere affinchè vengano adottati strumenti di prevenzione primaria, con la messa in sicurezza, attraverso un ammodernamento infrastrutturale e dei siti industriali, che presuppone la rimozione dell’amianto e il reperimento delle risorse attraverso la detraibilità fiscale delle somme investite, l’utilizzo dei fondi strutturali europei, mutui a tasso agevolato con garanzia dello Stato. In questo modo si riavvierebbe l’economia, modernizzando le strutture, con la tutela dell’ambiente e della salute umana e minori spese sanitarie.

Il territorio reatino si caratterizza per la presenza di molti siti industriali nei quali vi è stata esposizione professionale a polveri e fibre di amianto. Il Tribunale di Rieti, in alcuni casi, ha riconosciuto il diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto, con un coefficiente più basso, non utile per anticipare il diritto a pensione. Con la recente legge finanziaria, il governo Renzi ha introdotto delle modifiche in favore di quei lavoratori che hanno ottenuto con sentenza il riconoscimento del diritto ai benefici amianto (con il coefficiente 1,25 che non è valido per andare in pensione), dando la possibilità di presentare la domanda di accredito con il maggior coefficiente (1,5 valido per anticipare la data di pensionamento del 50% del periodo di esposizione), entro il prossimo 30 giugno. Nella conferenza di Rieti il presidente dell'Ona, avvocato Ezio Bonanni, ha parlato tra l'altro proprio delle modalità attraverso le quali gli aventi diritto possano seguire con la onlus, del tutto gratuitamente, la giusta procedura ed ottenere il riconoscimento dei loro diritti e quindi il prepensionamento in favore dei lavoratori esposti all’amianto, oltre che per coloro che hanno contratto delle patologie asbesto correlate.

La conferenza è stata moderata dalla giornalista Valentina Renzopaoli. Sono intervenuti Giampiero Cardillo, componente del comitato tecnico scientifico dell’Ona; Alessandro Corneli, già professore di geopolitica presso la Iulm di Milano; Giovanni Palladino, segretario politico de I Popolari Liberi e Forti; Antonio Dal Cin, finanziere in congedo affetto da patologia asbesto correlata e coordinatore dei finanzieri esposti e vittime dell’amianto dell’Ona, Carla Zorzetti, coordinatrice del comitato Vigili del Fuoco esposti e vittime dell’amianto; Nicola Panei, componente del direttivo nazionale Ona; Ennio Pietrangeli, coordinatore ufficio tecnico-operativo Ona; Gabriella De Matteis, responsabile Unità operativa Statistica sanitaria Ausl Rieti; Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio e che componente del comitato tecnico scientifico Ona.

Processo Eternit e giustizia per le vittime dell’amianto: segui l’intervista dell’Avv. Ezio Bonanni nel Blog di Beppe Grillo:(http://www.beppegrillo.it/la_cosa/2015/03/03/sentenza-eternit-lo-stato-e-colpevole/)

Il 16.02.2015 in Casale Monferrato (Sala Tartara, in Piazza Castello), si è svolto l' incontro/dibattito dell’Osservatorio Nazionale Amianto: “Processo Eternit: c’è ancora speranza di giustizia?”. (http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/02/17/eternit-parti-civili-omicidio-colposo-per-tornare-in-tribunale-loncologo-e-unepidemia/340784/).

Non bisogna lasciarsi scoraggiare dalle sentenze sfavorevoli. C’è sempre speranza di giustizia. Nei cassetti della Procura della Repubblica di Torino ci sono altri documenti consegnati dall’ONA all’attenzione del Dott. Guariniello che possono ancora permettere di avere giustizia per le vittime, per i familiari, per le popolazioni colpite che ancora oggi respirano l’amianto. L’Avv. Ezio Bonanni ha reso pubbliche queste prove nel corso della conferenza che l’ONA tenutasi ieri (16.02.2015) presso la Sala Tartara in Piazza Castello in Casale Monferrato. Sono intervenuti, tra gli altri, il Dott. Maurizio Ascione, Sostituto Procuratore della Repubblica di Milano; Prof. Luciano Mutti, oncologo, presidente del GIME e responsabile del dipartimento terapia e cura del mesotelioma dell’ONA ONLUS; Sig. Omar Marchesini, responsabile ONA Casale Monferrato; e il Dott. Fabio Desilvestri, componente comitato tecnico scientifico ONA; e sono stati chiamati a intervenire il Sindaco di Casale Monferrato, tutti i Parlamentari nazionali e regionali del territorio, e tutte le istituzioni. È stato invitato a partecipare anche il Dott. Raffaele Guariniello. Un esame analitico delle prospettive di Eternit bis, anche alla luce della possibilità di procedere con l’imputazione di omicidio colposo, che, anche a detta del Procuratore Generale della Cassazione, durante il suo intervento nel processo, è ancora ipotizzabile, e i reati non sono prescritti. Il Sig. Omar Marchesini (coordinatore di ONA Casale Monferrato), il Sig. Pasquale Falco  (coordinatore Comitato ONA Eternit Bagnoli), ed il Sig. Calogero Vicario (coordinatore Comitato ONA Eternit Siracusa), hanno costituito il dipartimento di “assistenza legale vittime Eternit”, con un pull di legali, che saranno coordinati dall’Avv. Ezio Bonanni, in modo da poter assistere gratuitamente tutte le vittime ed i loro familiari (verranno utilizzate le risorse del 5x1000 e il ricavato del tesseramento). Di amianto si continua a morire, a Casale, come nel resto d’Italia: 6.000 morti l’anno, più di 1.000 solo in Piemonte; per via 40.000 siti e 1.000.000 di micrositi contaminati con materiali in amianto che determinano le esposizioni che hanno già provoca decine e decine di migliaia di decessi, lutti e tragedie, le continuano a provocare, e le provocheranno ancora. L’ONA continua il suo impegno per la tutela delle vittime e dei loro familiari, e non si arrende anche di fronte alle sentenze sfavorevoli, come quella sul caso Eternit, ed insiste nella richiesta di prevenzione primaria, e anche secondaria, affinchè sia incrementata la ricerca, e adottati anche per i pazienti italiani gli ultimi risultati della ricerca in ambito internazionale, sostenuta anche da uno scienziato italiano, il Prof. Luciano Mutti, che è coordinatore del Dipartimento Ricerca, Assistenza e Cura del Mesotelioma dell’ONA Onlus.

La sola azione giudiziaria non è sufficiente, perché, purtroppo, non restituisce la salute e la vita alle vittime e non evita nuove malattie e nuovi lutti: è necessario affrontare il problema sia in ambito europeo che internazionale, anche alla luce delle recenti scoperte dell’ONA circa l’importazione di materiali in amianto ancora dopo e nonostante l’entrata in vigore della Legge 257/1992 (che ha fatto divieto di estrazione, lavorazione e commercializzazione dei prodotti in amianto), oltre alle bonifiche, con programmi di sviluppo e di utilizzo della leva fiscale e dei fondi strutturali europei, oltre alla diagnosi precoce e alle terapie più efficaci. Il Prof. Luciano Mutti illustrerà gli ultimi risultati della ricerca scientifica per la cura del mesotelioma e delle altre patologie legate all’amianto, al servizio dei pazienti, ovviamente anche quelli non iscritti all’associazione, che potranno, sempre in modo gratuito, continuare a essere assistiti da tutto il gruppo dei medici volontari del Dipartimento Terapia e Cura del Mesotelioma dell’ONA Onlus.  Si invitano quindi tutti i cittadini di Casale, epicentro di questo lutto che interessa tutta l’Italia, dei Comuni limitrofi, dell’intera provincia di Alessandria e della Regione Piemonte.

Con la legge 23.12.2014 n. 190, in Gazzetta Ufficiale 29.12.2014 (leggi il testo), il Legislatore è intervenuto ancora sulla materia di amianto.


Nuovi benefici amianto per il prepensionamento: istruzioni per l'uso

 

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto,  tutti quelli che hanno ottenuto il riconoscimento dei benefici contributivi con il coefficiente 1,25, devono presentare la domanda entro il 30.06.2015, poiché non può essere condivisa un’applicazione così restrittiva della norma così come contenuta nella Finanziaria del 2015 (art. 1 co. 115 L. 190/2014 per la quale la maggiorazione dell’1,5 viene data solo a coloro che hanno la sentenza ormai passata in giudicato, e che hanno tutti i dipendenti collocati in mobilità per cessazione delle attività lavorative), in pregiudizio di coloro il cui giudizio è pendente nelle fasi di appello oppure abbiano ottenuto direttamente dall’INAIL la certificazione di esposizione ed il conseguente accredito solo con il coefficiente 1,25 che non può essere utile per andare in pensione prima.

 

L’INPS ha predisposto un modulo, che si acclude e pubblica, che dovrà essere utilizzato dai soli lavoratori che hanno i requisiti stabiliti dalla Legge (e cioè la sentenza passata in giudicato con 1,25 e tutti i dipendenti in mobilità), mentre invece per tutti coloro che non hanno i requisiti restrittivi imposti dalla Legge (si pensi a coloro che hanno ottenuto direttamente la certificazione di esposizione, senza dover ricorrere al giudice, oppure coloro che hanno ancora in corso la causa), per i quali dovranno essere utilizzati esclusivamente moduli di domanda che non contengano autocertificazione, ma che facciano riferimento alla esatta situazione, e possano far valere l’illegittimità delle restrizioni.

 

Pertanto gli interessati sono pregati di prendere visione di quanto segue.

 

Coloro ai quali l’INAIL ha rilasciato la certificazione e hanno ottenuto dall’INPS l’accredito dei benefici con il coefficiente 1,25, presentare la domanda entro il 30 giugno 2015, anche se l’azienda di cui sono stati dipendenti non ha collocato tutti i suoi lavoratori in mobilità.

 

Qualora non venga loro accreditato il coefficiente 1,5, potranno far valere i loro diritti innanzi la Magistratura del Lavoro (in relazione al divieto di discriminazione di cui agli artt. 20 e 21 della Carta Fondamentale dei Diritti dell’Unione Europea; e mutatis mutandis di cui all’art. 157 TFUE).

 

Coloro i quali hanno ancora la pendenza giudiziaria, qualsiasi sia la fase, hanno la possibilità comunque di fare domanda per avere l’1,5 e, nel caso fosse rigettata chiedere, in seguito, la tutela giudiziaria.

 

Coloro per i quali la mobilità è limitata e parziale e non totale, potranno comunque chiedere di poter accedere alla maggiorazione contributiva per esposizione ad amianto con il coefficiente 1,5, in base alla stessa norma (utilizzando i modellini predisposti dall’Osservatorio Nazionale Amianto, senza la dichiarazione di autocertificazione, altrimenti si rischia un procedimento penale, perché utilizzando il modello INPS c’è l’autocertificazione che si è nelle condizioni volute dalla legge: modulo 2, che dovrà essere adattato e corredato dal documento di identità; modulo 3, per coloro che hanno in piedi il corso del giudizio, qualsiasi sia la fase; modulo 4, per coloro che hanno solo fatto la domanda amministrativa; modulo 5, come domanda cautelativa per coloro che non hanno fatto ancora alcuna domanda amministrativa di accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto).

 

Fondo Vittime Amianto per i malati di mesotelioma in seguito ad esposizione familiare e ambientale.

 

Con l’art. 1, comma 116, le prestazioni assistenziali del Fondo vittime amianto sono estese anche ai“malati di mesotelioma che abbiano contratto la patologia, o per esposizione familiare a lavoratori impiegati nella lavorazione dell’amianto, cioè per esposizione ambientale comprovata”. Senza nuovi stanziamenti, quindi ma con la  ripartizione delle vecchie risorse, che saranno proporzionalmente sottratte a coloro che avevano ottenuto il riconoscimento di vittime dell’amianto per effetto dell’accredito della rendita INAIL.

 

 

 

Limitazione che l’Osservatorio Nazionale Amianto contesta. Gli aventi diritto potranno inoltrare la domanda all’INAIL territorialmente competente, come da modello n°6 che si allega e che potrà essere adottato anche da coloro che hanno altre patologie asbesto correlate, per motivi di esposizione ambientale.

 

Domanda di pensione anticipata per i lavoratori dell’amianto affetti da patologie asbesto-correlate, che abbiano ottenuto dall’INAIL il certificato ex art. 13, comma 7, Legge 257/92, e che abbiano almeno 30 anni di contributi.

 

In deroga alla normativa previdenziale vigente, l’art. 1, comma 117 della legge di stabilità prevede l’applicazione della maggiorazione contributiva (di cui all’articolo 13, comma 2, della L. 257/1992), ai fini del conseguimento del diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico (solamente nel corso del 2015 e senza la corresponsione di ratei arretrati), anche per gli ex lavoratori, occupati in specifiche imprese (esercenti attività di scoibentazione e bonifica e con attività di lavoro cessata per chiusura, dismissione o fallimento e il cui sito sia interessato dal Piano di Bonifica da parte dell'Ente territoriale), a condizione che non abbiano maturato i requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla normativa vigente e che risultino malati con patologia asbesto correlata accertata e riconosciuta dalle disposizioni vigenti.

 

Si ricorda che l’articolo 13, comma 2, della L. 257/1992 ha disposto che, con effetto fino a settecentotrenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, i lavoratori occupati nelle imprese che utilizzano, cioè estraggono amianto, anche se in corso di dismissione o sottoposte a procedure fallimentari e che possano far valere nell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti almeno trenta anni di anzianità assicurativa e contributiva, hanno facoltà di richiedere la concessione di un trattamento di pensione secondo la disciplina, con una maggiorazione dell'anzianità assicurativa e contributiva pari al periodo necessario per la maturazione del requisito dei trentacinque anni, in ogni caso non superiore al periodo compreso tra la data di risoluzione del rapporto e quella del compimento di sessanta anni, se uomini, o cinquantacinque anni se donne. Il pensionamento anticipato riguarderà, in particolare, secondo le intenzioni del governo i soli lavoratori dell'Isochimica di Avellino ammalati con patologia asbesto correlata.

 

Tuttavia, poiché nel testo di legge si fa riferimento all’attività di scoibentazione e di bonifica, si ritiene che tutti coloro i quali abbiano lavorato nei siti dove l’amianto era utilizzato come materia prima, cioè, quelli che lo hanno de-coibentato dalle carrozze ferroviarie e/o lo hanno rimosso dai siti contaminati, hanno diritto a veder applicata la norma di cui all’art. 13 co. 2 l. 257/92 e, quindi, avranno diritto al prepensionamento a condizione che abbiano raggiunto i 30 anni di anzianità contributiva, e che abbiano contratto patologie asbesto correlate.

 

I requisiti per accedere al pensionamento anticipato sono i seguenti:

 

I. almeno 30 anni di contribuzione;

 

II. avvenuto riconoscimento della malattia professionale asbesto-correlata da parte dell’INAIL con il rilascio della certificazione di esposizione ex art. 13, comma 7, Legge 257/92;

 

III. ex lavoratori occupati nelle imprese che hanno svolto attività di scoibentazione e bonifica che hanno cessato il loro rapporto di lavoro per effetto della chiusura, dismissione o fallimento dell’impresa e il sito è interessato dalla bonifica da parte dell’ente territoriale.

 

L’Osservatorio Nazionale Amianto consiglia comunque tutti i lavoratori affetti da patologie professionali asbesto-correlate, con certificazione ex art. 13, comma 7, Legge 257/92 di depositare comunque la domanda.

 

Potrà essere utilizzato, con gli opportuni adattamenti, il fac simile / modello n°7.

 

Domanda all'INPS di accredito dei benefici amianto anche nel caso in cui l'INAIL abbia revocato il certificato di esposizione.

 

In base all’art. 1 co. 112 L. 190/2014, nel caso di revoca del certificato di esposizione e/o della prestazione, potrà essere depositata la richiesta di accredito della maggiorazione contributiva direttamente all’ente erogatore della prestazione, e far valere il certificato già ottenuto, e nel caso in cui ci fosse il diniego, si potrà presentare il ricorso amministrativo e successivamente il ricorso giudiziario.

 

Si può scaricare direttamente il modulo n°8, costituente il fac simile della domanda amministrativa.

 

Tutte le domande debbono essere spedite per lettera raccomanda con ricevuta di ritorno, con allegata la copia del documento di identità, e dei documenti ritenuti utili.

 

I modelli allegati costituiscono solo un fac simile, che dovrà essere poi singolarmente redatto, ed inoltrato, e l’Associazione non assume la responsabilità in caso di eventuali decadenze.

 

In caso di necessità, si potrà contattare l’Associazione Osservatorio Nazionale Amianto all’indirizzo e-mail osservatorioamianto@gmail.com, oppure direttamente il presidente, Avv. Ezio Bonanni, all’indirizzo avveziobonanni@gmail.com, oppure al numero di telefono 0773/663593.

 

Lo studio legale non assume responsabilità in caso di errori di compilazione dei moduli ovvero nel caso di mancata accettazione delle domande.

Pubblicazione in video degli atti della conferenza ONA di Origgio del 30.10.2014 avente ad oggetto: Quale tutela per le vittime dell’amianto”, con l’intervento dell’Avv. Ezio Bonanni, del Prof. Luciano Mutti (Cattedra di ricerca sul cancro e oncologia della Salford Università di Manchester) e del Prof. Giancarlo Ugazio (già Professore Ordinario di Patologia Generale nella Scuola Medica dell’Università di Torino; Presidente dell’Associazione G.Ri.P.P.A.; Membro del Comitato Tecnico-Scientifico dell’ONA) e della Dott.ssa Paola Macchi, Consigliere Regionale in Lombardi e dell’Avv. Elena Cartabia.


 

Tumori da amianto.

 

 

Quali risposte tra slogan e realtà?

 

 

 

L’avv. Ezio Bonanni, nella sua qualità di presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto il giorno 11 settembre 2014 ha partecipato alla conferenza di Vercelli dal titolo “Tumori da amianto” ed è emerso un caso di cui si è interessata anche la stampa nazionale (come si evince dall’articolo della Dott.ssa Valentina Renzopaoli, pubblicato in data 11.09.2014, dalla testata online “Affari italiani” dal titolo Farmaco speciale negato dalla ASL. Donna salvata dall’oncologo privato, e a cui ha fatto seguito l’intervento dell’Assessore Regionale alla salute della regione Piemonte Dott. Antonino Saitta (come da comunicati stampa: Farmaco negato a malata di mesotelioma: Saitta bacchetta l'Asl di Vercelli; Amianto, Bono- Busto (M5S): "Farmaco negato dall'Asl, intervenga subito Saitta e sulla bonifica il governo rispetti gli impegni") che ha sostanzialmente recepito la tesi della somministrablità dei farmaci tumorali off labels se prescritti da uno specialista oncologo.

Convegno organizzato e promosso da ONA Onlus
Nel corso della Conferenza di Vercelli del giorno 11 settembre 2014 svoltasi presso l'Hotel Modo in Piazza Medaglie D'Oro 21, alla presenza del Presidente di ONA ONLUS Avv. Ezio Bonanni, sono intervenuti nel dibattito numerosi cittadini, lavoratori esposti e vittime dell’amianto e loro familiari, i quali hanno testimoniato dell’enorme impegno e della dedizione impareggiabile degli oncologi della ASL di Vercelli, che può annoverare tra gli altri il Prof. Luciano Mutti, coordinatore del Dipartimento ricerca e cura del mesotelioma dell’ONA ONLUS, attraverso il quale l’associazione può assistere del tutto gratuitamente tutti quei pazienti malati di mesotelioma e di altre patologie asbesto correlate per tutte le loro necessità.
Sono state confermate dall’intervento del Sig. Luca Sigurtà le criticità già segnalate all’Associazione anche da altri famigliari di pazienti, e da questi ultimi direttamente, circa il ritardo nella somministrazione di un farmaco antitumorale, e di cui si è interessata la stampa nazionale. Hanno preso la parola, tra gli altri, il Sig. Pasquale De Filippo, Coordinatore ONA Asti, l’Avv. Elena Cartabia dell’ONA di Milano, il Dott. Fabio Desilvestri di ONA di Asti, l’On.le Mirko Busto, Parlamentare nazionale (M5S) e ricercatore e il Dott. Davide Bono, Consigliere regionale (M5S) e medico.

Vittoria dell’ONA: Condanna per le Ferrovie dello Stato. Intanto l’Avv. Ezio Bonanni è negli Stati Uniti per dare voce alle vittime dell’amianto nella conferenza internazionale che si terrà presso l’Università del Vermont a partire dal prossimo 21 luglio.

 

La Corte d’Appello di Roma ha accolto le richieste dell’Avv. Ezio Bonanni e condanna le Ferrovie dello Stato al risarcimento dei danni sofferti da A.F. e dalla sua famiglia, per via dell’esposizione ad amianto che ha determinato la morte del lavoratore per mesotelioma. Le Ferrovie dello Stato erano giunte a negare anche l’evidenza, e non intendevano risarcire la vittima e i loro familiari, ora finalmente la sentenza della Corte d’Appello di Roma depositata proprio oggi rende loro giustizia, e condanna il datore di lavoro ad un importo superiore a 750mila euro (leggi l'articolo). Intanto l’impegno dell’ONA prosegue su tutto il territorio nazionale, mentre l’Avv. Ezio Bonanni è già negli Stati Uniti, per partecipare in qualità di relatore alla Conferenza Internazionale ASTM Johnson Conference on Asbestos, Almost Asbestos, and Asbestos Progeny: New Challenges   organizzata dalla ASTM, presso l’Università del Vermont, alla quale parteciperanno i maggiori esperti internazionali. L’Avv. Ezio Bonanni terrà la sua relazione “Asbestos, killer to defeat” (L’amianto, un killer da sconfiggere) il prossimo 25 luglio ed illustrerà i significativi risultati raggiunti in Italia ed in Europa, auspicando la creazione di una organizzazione internazionale, che possa in modo ancora più efficace combattere per la messa al bando dell’amianto in tutto il mondo. Gli impegni della delegazione dell’ONA proseguiranno in Canada, per la costituzione di una delegazione nella città di Toronto, al fine di costituire un punto di riferimento fondamentale per far emergere un centro nevralgico di attività della lobby dell’amianto, che estrae ed esporta il minerale nei paesi dell’America Latina ed in quelli in via di sviluppo. Il piano nazionale amianto verrà sottoposto all’attenzione dei rappresentanti istituzionali degli stati dei 5 continenti e non è escluso che possa essere adottato su più vasta scala, rispetto al territorio nazionale. L’attività dell’associazione prosegue anche nel periodo estivo. Il programma della conferenza internazionale che si terrà a Burlington può essere consultato su: http://www.astm.org/MEETINGS/SYMPOSIAPROGRAMS/D22ID2531.pdf

Il caso amianto arriva in Europa: Conferenza stampa del giorno 15.05.2014 presso il Senato della Repubblica, dell’Osservatorio Nazionale Amianto, con l’Avv. Ezio Bonanni, e con i Parlamentari del Movimento 5 Stelle (per vedere la registrazione streaming della conferenza vai al link http://osservatorioamianto.jimdo.com/)

 

Alla vigilia dell’appuntamento elettorale che chiamerà i cittadini comunitari ad eleggere i nuovi rappresentanti del Parlamento Europeo, l’Osservatorio Nazionale Amianto, con il sostegno del Movimento 5 Stelle, denuncia la situazione italiana alle istituzioni europee. Due le azioni che l'Ona ha messo in campo per catapultare il dramma dell'amianto nell'agenda politica dell'Europa che verrà ridisegnata nella prossima tornata elettorale.

- Il ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’uomo promosso dall’Osservatorio Nazionale Amianto per i mancati riconoscimenti dei benefici contributivi e sorveglianza sanitaria specifica per gli ex esposti, con particolare attenzione al caso dei lavoratori di Vasto, finalizzato ad ottenere la condanna dello Stato italiano, in quando il beneficio contributivo del prepensionamento, era stato adottato per risarcire questi lavoratori per il tardivo recepimento delle direttive comunitarie, e successivamente alla condanna della Corte di Giustizia.

-Petizione Popolare con istanza di infrazione dell’Italia per via delle mancate bonifiche, per la carenza nella ricerca, terapia e cura delle patologie asbesto correlate, e per i mancati riconoscimenti dei diritti delle vittime.

Le iniziative sono state presentate dall'avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto, durante la conferenza stampa di giovedì 15 maggio che si è tenuta nella Nassirya del Senato della Repubblica, alla quale hanno partecipato l'on. Alberto Zolezzi del Movimento 5 Stelle, membro della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, il sen. Gianluca Castaldi, membro della Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato e l’On.le Carlo Sibilia.

L’Avv. Ezio Bonanni, il giorno 24 aprile 2014, ha preso parte alla conferenza stampa dell’Osservatorio Nazionale Amianto e del M5S che si è tenuta presso la Camera dei Deputati, nel corso della quale ha presentato il piano nazionale amianto dell’ONA Onlus, nella sua concreta operatività.

Conferenza stampa integrale di presentazione dell'operatività del Piano Nazionale Amianto del giorno 24 aprile 2014 presso la Camera dei Deputati.

Roma, 26 marzo 2014

 

Amianto: il Piano che non c’è

ALLE 21.00 A METROPOLIS SU ROMAUNO

 

Cinquemila morti l’anno, trentacinque milioni di tonnellate di materiale contaminato, 2.400 scuole mai del tutto bonificate: a ventidue anni dalla legge che stabiliva la messa al bando dell’amianto, in Italia il rischio di ammalarsi è ancora altissimo. La mappatura dei siti pericolosi non è mai stata ultimata e dal 1992 solamente il 2% dell’amianto presente sul territorio nazionale è stato bonificato. Il Piano Nazionale approvato un anno fa dall’allora Governo Monti è stato bocciato dalle Regioni e criticato da associazioni ed esperti. Insomma siamo ancora in alto mare. Quali sono le proposte alternative?

Ne discutono in studio, Alberto Zolezzi, Deputato Movimento5Stelle, membro della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, Fabrizio Santori, Consigliere Regione Lazio Gruppo Misto, Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Nazionale Amianto,Giampiero Cardillo, architetto e Generale B. Carabinieri in congedo.

 

L’appuntamento è con Metropolis, la trasmissione di approfondimento giornalistico curata e condotta da Valentina Renzopaoli, tutti i mercoledì alle 21 su Roma Uno, visibile su canale 11 del digitale terrestre, su satellite sulla freq. 518, in streaming sul sito www.romauno.tv e su Iphone e Ipad (in replica giovedi alle 16.30, sabato alle 22.30, domenica alle 19). Roma Uno secondo i dati Auditel è la prima televisione del Lazio per ascolti.

 

LINK VIDEO DELLA TRASMISSIONE

 

Resoconto della Seconda Conferenza Internazionale dell’ONA ONLUS “Lotta all’amianto: il diritto incontra la scienza” che si è tenuta il 20 e 21 marzo u.s.

 

La Seconda Conferenza Internazionale dell’ONA ONLUS ha visto la partecipazione di personaggi politici oltre che di esponenti delle professioni e di scienziati, che hanno confermato la drammatica realtà già messa in evidenza dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Avv. Ezio Bonanni in particolare, che ha presieduto i lavori di entrambe le giornate

Sono intervenuti qualificati esponenti del mondo politico, e parte dei lavori sono stati trasmessi in diretta streaming dal canale Youtube della Camera dei Deputati, e sono già consultabili online, mentre la stampa dà ampio risalto alle richieste formulate dall'assise degli scienziati riuniti nella conferenza (Amianto dati choc. Online il database. "Subito una commissione d'inchiesta" - Affari Italiani).

L’Avv. Ezio Bonanni, Presidente Nazionale dell’ONA Onlus, ha messo in evidenza la lacunosità del piano nazionale amianto votato dal Governo Monti e fatto proprio dal Governo Renzi, e ha presentato un piano alternativo, che si fonda sul principio della prevenzione primaria, e cioè sulla decontaminazione dei luoghi di vita e di lavoro, per evitare ogni futura esposizione, e sulla prevenzione primaria attraverso la diagnosi precoce, che permette la cura più efficace delle patologie asbesto correlate, oltre alla prevenzione terziaria, attraverso l’epidemiologia e l’intervento della Magistratura, e che si propone di trasformare il problema in una risorsa, attraverso la mobilitazione di tutti i cittadini e di tutte le Associazioni, gli ordini professionali, e gli enti intermedi, al fine di giungere, anche attraverso un sistema di ammodernamento infrastrutturale, alla completa e totale rimozione dell’amianto dai luoghi di vita e di lavoro, e alla cura più efficace ed efficiente per i pazienti, e l’assistenza ai familiari e ai lavoratori esposti, e il Vice Presidente della Camera dei Deputati On.le Luigi Di Maio, ha confermato l’impegno a sostenere le iniziative dell’associazione, cui ha fatto seguito l’intervento dell’On.le Federico D’Incà Capogruppo dei Deputati del Movimento 5 Stelle, il quale ha presentato la proposta di legge, sottoscritta da tutto il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, che dà voce alle proposte dell’ONA ONLUS.

E’ intervenuto anche l’On.le Alberto Zolezzi, parlamentare del Movimento 5 Stelle, componente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, la cui relazione è stata molto apprezzata dall’Avv. Ezio Bonanni.

Sono altresì intervenuti l’On.le Edmondo Cirielli, del Gruppo Parlamentare Fratelli d’Italia, che ha illustrato i termini del suo disegno di legge in materia di amianto, che sostanzialmente recepisce le proposte dell’ONA ONLUS, e il Senatore Giuseppe Francesco Maria Marinello, Presidente della Commissione Ambiente del Senato della Repubblica, il quale ha convenuto sulla necessità di giungere al più presto alla bonifica dei siti contaminati.

L’Avv. Ezio Bonanni ha presentato una dettagliata relazione, e sono intervenuti tutti gli altri relatori, tra i quali il Prof. Morando Soffritti,  il Dott. Michele Rucco, il Dott. Paolo Varesi, il Gen. B. CC (ris.) Giampiero Cardillo Architetto, il Prof. Ronald Gordonil Prof. Pietro Sartorelli, il Prof. Avv. Gaetano Veneto, il Dott. Paolo Rivella, il Dott. Maurizio Ascioneil Dott. Paolo Pitotto, il Prof. Giancarlo Ugazio, il Prof. Claudio Bianchi, il Gen. in congedo Aristide Lombardi, il Prof. Renato Sinno, la Dott.ssa Lorenza Fiumi, il Prof. Luciano Mutti, il Prof. Vittore Pagan, il Prof. Matteo Villanova, l’Avv. Mario Item, l’On.le Fabrizio Santori, il Sen. Gianluca Castaldi, il Sen. Ivana Simeoni, la Prof.ssa Lory Santarelli, il Dott. Roberto Valenza, il Prof. Ing. Flavio Domenichini, l’Avv. Massimiliano Fabiani e l’Ing. Giuseppe Infusini.

Il resoconto completo verrà presto pubblicato, con gli atti, anche in forma videoregistrata.

 

Il piano nazionale amianto dell’ONA ONLUS può essere così brevemente riassunto, e verrà presentato quanto prima, nella sua versione completa:

 

 

a. la prevenzione primaria, costituita dalla bonifica dei siti contaminati, coniugata con il rinnovamento infrastrutturale e dell’impiantistica industriale, ove, attraverso la leva fiscale, si possano detrarre tutte le spese, con un sistema di finanziamento che contempli l’intervento della cassa depositi e prestiti, e l’utilizzo dei fondi strutturali europei, con il coinvolgimento dell’imprenditoria privata, e degli istituti di ricerca, e delle associazioni, in modo da valorizzare quella sussidiarietà e quella capacità delle istituzioni locali a costituire il volano per un rilancio della produzione nazionale, secondo i principi di economia sociale di mercato, e di un progresso che valorizzi la dimensione etica dell’economia, con precise regole dettate dallo Stato, che rimane arbitro della loro applicazione, e che è chiamato ad intervenire soltanto per reprimere le deviazioni e correggere eventuali storture del libero mercato, e per attuare i principi sociali della Carta Costituzionale.

Non può essere condivisa la soluzione dell’utilizzo delle discariche, specialmente se in cave abbandonate, in quanto non sono adatte per l’amianto friabile e perché costituiscono soltanto una situazione tampone, in contrasto con ciò che ci impone l’Europa, che privilegia, correttamente, i sistemi di inertizzazione, capaci di modificare la struttura microcristallina dell’amianto, e lo rendono così definitivamente innocuo.

b. ricerca scientifica, diagnosi precoce (prevenzione secondaria), e terapie e cure delle patologie asbesto correlate.

Il piano nazionale amianto che il Governo Monti ha approvato, e che il Governi Renzi vorrebbe attuare, che però le Regioni hanno già bocciato, minimizza i termini dell’epidemia in corso, poiché fa riferimento ad una stima di circa 1.000 decessi l’anno, per mesotelioma pleurico (pag. 9), ma sorvola su tutti gli altri mesoteliomi (peritoneale, alla tunica vaginale del testicolo, pericardico), sul tumore al polmone, che sono riconosciute come tali anche dall’INAIL, e su tutte le altre patologie per le quali in ogni caso non può essere disconosciuto il ruolo concausale dell’esposizione ad amianto, e sulle patologie non neoplastiche, quale l’asbestosi, che sono comunque mortali, e che portano il totale delle vittime a superare il numero di 5.000 decessi l’anno.

Questo dato di fatto incontrovertibile deve portare alla istituzione di un centro di ricerca, terapia e cura delle patologie asbesto correlate nel nostro paese, in grado di intervenire con la loro diagnosi precoce, con la terapia più efficace, e con la sperimentazione ed applicazione di nuove metodologie.

c. Quanto alla prevenzione terziaria e alla giustizia per le vittime dell’amianto.

Anche la semplice esposizione alle polveri e fibre di amianto è dannosa per l’organismo umano, in quanto le fibre invadono tutti gli organi, attraverso il torrente sanguigno e leghiandole linfatiche, oltre che per contiguità intrapleurica, e perché persistendo nelle cellule determinano danni meccanici e lesioni precancerose, sino alla degenerazione tumorale.

La legge 257 del 1992 ha previsto dei benefici contributivi, che più esatto sarebbe definire risarcimenti contributivi per i lavoratori esposti ad amianto, che prevedono il loro prepensionamento, compensativo delle minori aspettative di vita.

Tuttavia, l’INAIL e l’INPS, palleggiandosi le relative competenze, hanno determinato una sostanziale disapplicazione di queste norme che ha generato un enorme contenzioso ancora in corso.

L’INAIL considera asbesto correlate le seguenti patologie:

a) Placche e ispessimenti pleurici con o senza atelettasia rotonda (j92);

b) Mesotelioma pleurico (c45.0);

c) Mesotelioma pericardico (c45.2);

d) Mesotelioma peritoneale (c45.1);

e) Mesotelioma della tunica vaginale del testicolo (c45.7);

f) Tumore polmonare (c34);

g) Asbestosi (j61).

per le quali, dunque, il nesso di causalità si presume e l’onere della prova è a carico dell’INAIL ove non ritenesse di non doverle indennizzare, e nella lista II^, quella relativa alle malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità trova ingresso il tumore della laringe (c32) e nella lista III^, quella relativa alle malattie la cui origine lavorativa è possibile trovano ingresso i tumori gastro-enterici (c15 - c20), mentre per le altre patologie, dopo il definitivo superamento del sistema tabellare, vale il principio complementare dell’onere della prova a carico del prestatore d’opera che può ottenere l’indennizzo “anche per le malattie sia comunque provata la causa di lavoro” (Corte Costituzionale, Sentenze n. 179 del 18.02.88, e n. 206 del 25.02.88).

L’elenco delle patologie che l’INAIL indennizza presumendone l’origine professionale come asbesto correlate deve essere aggiornato con tutte le altre patologie, come peraltro impone l’art. 10 del D.Lgs. 38/2000.

Anche le indagini epidemiologiche non possono essere limitate solo ai casi di mesotelioma, che sono circa 1.500 ogni anno nel nostro paese, ma è necessario che contemplino anche le altre patologie tumorali asbesto correlate, affinché possano rendere il quadro esatto della epidemia in corso, così da determinare le necessarie misure, non solo di sanità pubblica, ma anche di bonifica e di repressione penale.

I dati statistici ci disegnano un quadro caratterizzato da pochi processi penali istruiti a carico dei responsabili delle migliaia di morti per patologie asbesto correlate, nel quale il caso Eternit costituisce piuttosto l’eccezione, che la regola, e non è ammissibile, né condivisibile, che l’intera problematica amianto venga circoscritta a pochi siti, come si vorrebbe suggerire a pag. 28 del piano nazionale amianto del Governo Monti.

La “istituzione della direzione nazionale contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali” che mira a valorizzare le esperienze del Procuratore della Repubblica di Torino, Dott. Raffaele Guariniello ovvero del Procuratore Generale di Firenze, Dott. Beniamino Deidda, ovvero del Sostituto Procuratore di Padova, Dott. Sergio Dini, ovvero attraverso l’estensione a tutto il territorio nazionale delle metodologie investigative già messe a punto presso la Procura della Repubblica di Milano.

 

Il Prof. Giancarlo Ugazio ha redatto un miniresoconto scientifico-sanitario sulla Seconda Coferenza Internazionale dell'Amianto, nei termini che seguono:

“Mi ero adeguatamente preparato per offrire all’audience della Conferenza anche la consapevolezza del non trascurabile rischio di esposizione ad asbesto collegato con i lavori per lo scavo del tunnel per il TAV, esponendo nei locali dell’evento un gruppo di manifesti illustrativi, in formato A3, delle condizioni del cantiere e dell’ambiente circostante in val Clarea a Chiomonte. Però, nel mattino del 20.03.14, appena entrato nei locali, sono inciampato in un’inserviente - in livrea - dell’istituzione che mi ha impedito di affiggere alla parete i miei manifesti fissandoli con scotch removibile, perchè questo è un atto proibito in cotale loco. Ho capito che nei palazzi della Casta, dov’è prescritto agli uomini indossare giacca e cravatta, ma non è obbligatorio l’uso del cervello, di chiunque. In geometria dimostrativa si direbbe c.v.d.

Poi sono iniziati i lavori scientifici, che ho seguito con attenzione dal primo al penultimo minuto, com’è stato sempre e dovunque il mio approccio nella partecipazione a convegni, commissioni, gruppi di studio, per rispetto verso gli organizzatori e i colleghi di studio e/o di lavoro. Ho solo dovuto fuggire anzitempo (di pochi minuti) la sera del 21 per poter raggiungere il treno con cui ho fatto ritorno a casa.

Cosi’ ho imparato una grande quantità d’informazioni. Per certo, esse saranno tutte divulgate on line, come promesso dall’ONA. Però, penso che non sia inutile elencarne qualcuna succintamente qui di seguito, sperando di contagiare qualche lettore con il fascino, o con l’interesse, che esse hanno provocato in me. Questa nota non si propone di essere un verbale, ma un’antologia dell’avvenuto, incompleta, a macchia di leopardo, e indipendente dalla sequenza cronologica.

Tra l’altro, ricordo: “Nella società moderna, non ci manca niente, ma non facciamo niente, perchè?” “Riguardo all’amianto, bisogna non ammalarsi, prima che curarsi.” (Cardillo); “Ora c’è in atto un tentativo di compatibilizzazione tra lavoro, salute e diritto giurisprudenziale del lavoro, le ricadute a scapito del benessere della collettivita’ sono inimmaginabili.” (Veneto), “La nascita del termine ambiente risale al 1623 ed ha origine da espressioni del latino vulgato amb ire, cioè girare intorno = ciò che ci sta attorno.” (Veneto); “Il nostro paese, con gli Italiani a bordo, è un contenitore generalmente nemico della verità.

Molti fatti del tempo della caduta del governo Tambroni, fino all’avventura dell’ILVA di Taranto ne sono una testimonianza veritiera.”

(Lombardi); “Le diverse istituzioni giudiziarie, attualmente, vivono una vita propria, senza interscambio nè di informazioni, nè di collaborazione organizzativa.” (Ascione); “Sarebbe bene che il modello organizzativo delle Procure di Milano e di Padova fosse mutuato dalle altre Procure su tutto il territorio nazionale.” (Bonanni); “La prevenzione primaria, col rischio zero, come è suggerito da GU., è la prassi ottimale per combattere gli effetti cancerogeni dell’amianto .”

(Bonanni); “La lobby assassina dell’amianto ha perpetrato l’approccio del silenzio per nascondere il pericolo amianto, quello che G.U. chiama la congiura del silenzio.” (Bonanni); Nel 1992, alla promulgazione della legge n. 257, che bandiva l’amianto, fu applicata una deroga tecnica.

Essa, de facto, procrastinava in modo non irrilevante gli effetti sanitari e ambientali del disposto legislativo” (Pitotto).

Dopo aver assimilato queste affermazioni, apprezzandole non poco, nel secondo giorno ho cercato di esporre, a favore dell’audience, alcune notizie storiche e socio-sanitarie, che sono sconosciute ai piu’, ma che per se stesse sono capaci di spiegare perchè ora, e da molti anni, diversi settori della società remano contro il benessere, la salute, la dignità, la giustizia a scapito degli individui membri delle collettivita’ nazionali. A mio modesto avviso, la congiura del silenzio, applicata al problema asbesto, ne è un preclaro esempio, ma non da meno si deve considerare la situazione dei malati di Sensibilita’ Chimica Multipla, detta MCS, il relativo acronimo inglese.

La corporazione sanitaria, insieme con quella imprenditoriale, quella giudiziaria, e quella politica - tra le altre - sta in prima linea tra gli attori di tanto scempio. Nella cornice di questo quadro di sfacelo morale, ambientale e sociale, può stare tutto quanto di male avviene da tempo, avviene oggi, e verosimilmente avverrà in futuro a carico dei nostri discendenti, secondo il sogno del Nuovo Ordine Mondiale (o NWO). Del resto, tutto ciò che segue riprende quello che ho riferito il 21 marzo, nella seconda giornata della conferenza, in un intervento sollecitato dal chairman dell’evento per illustrare in dettaglio i rischi dell’asbesto del TAV per i Valsusini e per i Torinesi.

In esordio, è utile fare un’annotazione pertinente, riferita alla deroga tecnica del 1992 riferita in precedenza (Pitotto). E’ possibile immaginare che, per l’asbesto dello smarino del tunnel per il TAV, il potere esecutivo, in combutta con quello legislativo, abbia coniato una deroga tecnico-strategica, in ossequio della nomenclatura usata dai poteri suddetti. La presente variante linguistica comporterebbe inevitabilmente un procrastino sine die dei rischi ambientali, mediante una mercanzia per se stessa eterna (asbesto-amianto = indistruttibile, perpetuo, e si tratta di un killer, per chi non lo sapesse o non lo volesse sapere).

E ora veniamo al sodo, proprio partendo, nella storia di tempi lontani, da problemi riguardanti la scienza medica. Si era agli esordi del XX secolo, periodo durante il quale la rivoluzione industriale, escogitata e attuata da individui tutt’altro che minus habentes, ha letteralmente fatto esplodere la produttività del genere umano, dell’homo faber. Da un lato, fu conseguito un risparmio di fatica, per moltitudini, dall’altro, si espanse il profitto degli imprenditori, poca gente eletta. Inoltre, a parità di prodotto e di profitto, i costi di produzione, inclusi i consumi energetici in primis, furono ridotti per davvero. Però, l’ingordigia imprenditoriale non si fermò al primo gradino del “progresso-profitto” ma andò oltre. Votata al conseguimento del maggiore profitto possibile, col minor costo, l’imprenditoria mondiale fece di tutto per raggiungere queste finalità, non lesinando mai la salute, il benessere, la dignità dei prestatori d’opera e degli utenti dei loro prodotti, i consumatori. L’asbesto, da sempre presente nella crosta terrestre, dotato di singolari e preziose prerogative tecnologiche, fu tra i primi e piu’ importanti ingredienti del progresso della rivoluzione industriale di quel tempo. Le prerogative tecnologiche suddette erano, e sono tuttora, la testa della medaglia.

Dalla parte opposta, la croce, si trova l’azione patogena delle fibrille, in cui è destinato a suddividersi il silicato da cui è composto il minerale.

Subito dopo la sua introduzione come materia prima, l’asbesto ha cominciato a svolgere la sua azione patogena, soprattutto quella cancerogena, a carico di qualunque soggetto esposto, sia in ambiente occupazionale, sia nell’ambiente di vita. Infatti, già nei primissimi anni del XX secolo, il rischio per la salute umana del minerale era stato osservato con una certa frequenza e riproducibilità, tanto da provocare affezioni di salute che furono identificate magistralmente quale specifica entità nosologica da un clinico torinese, Antonio Scarpa. Su queste basi biomediche, un operatore dell’informazione riportò sul giornale su cui scriveva la notizia della nocività dell’asbesto.

Allora, il proprietario di un giacimento del minerale, sentendosi leso nei suoi interessi patrimoniali e finanziari, citò in giudizio il suddetto giornalista. Però, la corte di giustizia di primo grado (1906, a Torino) assolse il giornalista, la corte d’appello della stessa città, l’anno successivo, (1907) confermò la precedente assoluzione. Negli stessi anni, situazioni analoghe si erano manifestate in tutto il mondo, compresi USA e Canada, colà dove il minerale era estratto dalla miniera, lavorato (macinato), e immesso in manufatti di molteplici tipologie. Esse comprendevano un’amplissima varietà di prodotti contenenti asbesto (alcune migliaia). Immediatamente dopo, il manufatto era usato, naturalmente logorato, infine, dopo una vita d’impiego, il manufatto era scartato. Riassumendo, PRIMA, DURANTE e DOPO la presenza al mondo del manufatto con asbesto, chi lo produceva, come chi lo usava, e come chi lo smaltiva, poteva essere esposto alle minuscole fibrille. In quei tempi lontani, la sua nocività non era piu’ un mistero, sebbene non si sapesse ancora tutto ciò che oggi la ricerca biomedica ha dimostrato e ci insegna. Da parte loro, anche gli imprenditori del ramo avevano sentore dei rischi legati all’asbesto e vollero accertarsi del fenomeno. Pertanto, messa mano alla cassa, sovvenzionarono dei ricercatori per eseguire studi tossicologici su animali sperimentali. Il reperto fu positivo per l’azione patogena del minerale. Allora, gli imprenditori del ramo, committenti delle ricerche, occultarono i dati scientifici sfavorevoli, cosicché i prestatori d’opera per decenni e decenni guadagnarono il salario nella piu’ completa ignoranza sui rischi che erano costretti ad affrontare, in assenza di ogni precauzione e/o protezione ambientale nei confronti dell’inevitabile esposizione all’asbesto. Questo sfruttamento dell’uomo (imprenditore) sull’uomo (lavoratore) ha dato colossali profitti ai datori di lavoro ma è costato indubbiamente tante vite umane perdute anzitempo dai lavoratori.

Proprio in quegli anni, 1910, due ricchissimi magnati statunitensi, non del ramo asbesto ma petrolieri, David Rockefeller e Andrew Carnegie, assunsero un certo Abram Flexner affidandogli il compito di eseguire una valutazione dello stato dell’arte, quanto a ricerca scientifica e didattica, delle scuole mediche degli Stati Uniti d’America e del Canada. Flexner fece un diligente e puntuale lavoro, e redasse un’apposita relazione per i committenti, chiamato Flexner Report. I risultati dell’indagine furono tal quali erano prevedibili: c’erano scuole ottime, scuole di livello medio, e scuole di qualità scadente. Tra quest‘ultime, frequentate da neri, in maggioranza furono soppresse, ne rimasero in vita pochissime. Gli altri due gruppi di scuole, medie e ottime, furono adeguatamente supportati da finanziamenti a sostegno dell’attività istituzionale di ricerca e d’insegnamento. Allora, con quest’operazione, fu realizzato un grande balzo in avanti del valore scientifico delle scuole mediche americane.

Si deve però registrare che, contemporaneamente, la medicina del tempo, da omeopatica qual era, fu trasformata in allopatica, secondo il modello di quella germanica contemporanea. I sanitari furono indotti a impiegare strumenti terapeutici nuovi, forse piu’ efficaci, ma piu’ costosi e piu’ lontani dalle condizioni naturali, rispetto ai rimedi omeopatici. Il pullulare di nuovi produttori di farmaci, di strumenti chirurgici, di apparecchiature radiologiche ecc. rese loro possibile il viraggio verso gli strumenti nuovi, eventualmente piu’ efficaci rispetto ai metodi tradizionali, ma certamente molto piu’ redditizi per questi imprenditori improvvisati. Tra i produttori di farmaci, in quegli anni comparve a Francoforte sul Meno la Interessen Gemeinschaft Farben Industrie che tanto avrebbe fatto, quanto a profitti e a misfatti in anni recenziori (negli anni 1940 fornì ad Hitler, Himmler ed Eichmann il Cyclon B per la Endlösung di Auschwitz). Qualcuno ha formulato l’ipotesi che questo cospicuo sviluppo dei produttori di nuovi farmaci abbia dato la stura allo sfruttamento della malattia e della morte, parte integrante della medicina allopatica. I Rockefeller e i Carnegie, con i loro emuli e i loro discendenti, vestirono anche i panni di benefattori, mediante elargizioni a sostegno di gente bisognosa d’aiuto, di ricercatori cui fu data possibilità di svolgere studi e ricerche altrimenti impossibili. Per certo, non mancava loro il denaro per sostenere quest’attività pseudo-filantropica. Il correttivo per questa finzione d‘espressione deriva da quello che ha riportato di recente Griffin (2010), secondo il quale “Chi paga il direttore d’orchestra ha il diritto di scegliere lo spartito musicale da ascoltare”, cioè “Chi paga fa quello che vuole”. Gli imprenditori del ramo dell’asbesto, col denaro sborsato, hanno voluto e potuto occultare risultati scientifici preziosi, sottraendoli alla salute e alla vita di tantissimi lavoratori a rischio. In questo nefando contesto morale ha affondato le sue radici quella che Ezio Bonanni chiama la lobby assassina, che ha sempre nascosto la verità per continuare a uccidere impunemente per accumulare profitto.

Questa è storia passata, ma una storia che continua tuttora, ed è verosimile che continui ancora in futuro. Inoltre, tale approccio non comprende solo i problemi legati alla nocività dell’asbesto ma, analogamente, implica una miriade di altre materie prime, di prodotti finiti, di scarti di produzione, e di materiali smaltiti che sono propri dei tre diversi settori produttivi, il primario, il secondario e il terziario, in un’opulenta era di “progresso”. A questo punto, prima di considerare gli sviluppi e la progressione di tale nefasto circolo vizioso, è doveroso collocare il vasto campo eziopatogenetico della SCM (MCS), dato che i pazienti affetti dalla perdita della tolleranza diventano sensibili praticamente a tutto ciò che è contenuto dall’ambiente, sia di lavoro sia di vita, specificamente legati al “progresso”. Eppure, molti, troppi, sanitari, e troppi magistrati, non sono capaci o non vogliono rendersi conto dei rischi patogeni che l’avanzamento dei processi tecnologici produttivi comporta per una cospicua frazione della collettivita’ predisposta a perdere la tolleranza dei veleni ambientali. Queste due categorie di operatori sociali, da molti anni, stanno sottoponendo i malati di SCM a un’operazione di annientamento morale e fisico che è ancora piu’ feroce, immorale, e distruttivo rispetto a quello che hanno subito e stanno subendo i lavoratori e i cittadini comuni esposti all’asbesto, in seguito ai disegni inumani della lobby assassina, quella consorteria criminale cosi’ ben illustrata da Ezio Bonanni. Anni addietro (2010), ho sentito il suddetto legale, fondatore e presidente dell’ONA, affermare che il mesotelioma pleurico è terribile, ma che la SCM e ancor peggio. Allora apprezzai sinceramente quel pensiero, felice di sentirmi in sintonia con un legale che ha dato e sta offrendo il suo sapere giuridico a tanti cittadini sfortunati, e sono tuttora pienamente d’accordo, sulla base dell’esperienza che mi sono fatto dopo aver incontrato e studiato tante storie cliniche, con altrettanti drammi umani, dipanate su entrambi questi versanti nosologici. Ora ritengo doveroso chiarire, a beneficio dei profani, delle persone non informate dei fatti, anche se sanitari e/o giuristi, un particolare che differenzia le due condizioni cliniche considerate. Sotto il profilo storicistico, esse hanno percorso evoluzioni socio-sanitarie parallele.

E’ nota a tutti la lunga catena di ritardi – tra verità, reticenze, falsità e dolore - dell’avventura asbesto in Italia e nel mondo (cfr. “Asbesto- Amianto, Ieri-Oggi-Domani” di Giancarlo Ugazio, Aracne Editrice, Ariccia, Roma, 2012). E’ ancora meno conosciuta la grave lacuna attualmente persistente che riguarda il pacchetto nosografico delle patologie tumorali extra-toraciche, oltre a quelle non tumorali, degenerative (cfr. “La triade Interattiva nel mondo inquinato contro la salute” di Giancarlo Ugazio, Aracne Editrice, Ariccia, Roma, 2013). Del resto, di recente, partecipando al convegno “I rischi sulla salute col TAV in Valsusa” (organizzato da Pro Natura e tenuto a Torino l’1 marzo 2014) ho sentito con interesse il giurista Ugo Mattei affermare che troppo spesso i magistrati lavorano col paraocchi.

Tuttavia, il cammino del trattamento riservato agli esposti ad asbesto è scandito - ammettiamo pure – dall’occultamento proditorio di preziosi dati scientifici, da una legge calmieratrice del prezzo della carne da macello dei lavoratori dell’asbesto colpiti da patologia pleuropolmonare (la 455 del 12 aprile 1943), ma che si è trascinato dietro un riconoscimento giuridico. Tuttavia, oggigiorno, questi pazienti, quando in vita, oppure, post mortem, i loro superstiti, vedove e orfani possono ancora sperare, o illudersi, di ottenere un risarcimento. Nel primo caso, c’è una compensazione con pensionamento anticipato, nel secondo, con un po’ di quattrini che garantiscano un meno misero omaggio floreale sulla tomba del caro estinto, per le vedove, e la possibilità di studi adeguati, altrimenti impossibili, per gli orfani.

Ovviamente, tutto ciò avviene, pressoché di regola, a patto di lunghe, estenuanti, insicure litigation, sebbene i lavoratori esposti abbiano versato i contributi assicurativo-assistenziali dovuti all’istituzione creditrice-debitrice. Questo quadro sociale, che discende dalla funesta azione di una società in cui si è radicata saldamente la lobby assassina, pare indubbiamente incivile e inumano.

Però, non facciamoci illusioni, quello in cui sono incastonati i malati di SCM è molto peggiore. Tuttora non hanno alcuna speranza, né di guarire, nè di avere un sollievo morale, materiale, o giuridico dalla società che li circonda. Loro stessi, a buona ragione, dicono di essere malati “invisibili”. Poi, la cronaca dei mass media riporta anche alcuni casi di suicidio di tali soggetti, giunti al colmo della disperazione. A tutto questo sfacelo, in entrambi i versanti nosologici, si arriva per la mancanza di consapevolezza, di moralità, di rispetto umano, che porta all’omissione della prevenzione primaria dei rischi ambientali.

A questo punto, s’impone di riprendere il bandolo del discorso che riguarda la progressione storica della medicina dopo il Flexner Report, dal quale derivò il viraggio della medicina omeopatica del tempo nella medicina allopatica di stampo germanico. All’Interessen Gemeinschaft Farben Industrie, si accodarono poi numerose altre fabbriche farmaceutiche, e della chimica fine, che formarono un “cartello”, vasto e potente, che speculò sulle patologie provocate dall’inquinamento incontrollato dell’ambiente, preparando e vendendo i costosi farmaci destinati a “curare” i malanni provocati dai veleni prodotti dal progresso e diffusi nell’ambiente a man salva. L’asbesto rientra in questo cartello, insieme con la miriade di agenti patogeni responsabili della SCM. Pochi anni dopo la pubblicazione del Rapporto Flexner (1910) scoppiò il primo conflitto mondiale. Come dice Matthias Rath, un medico tedesco allievo di Linus Pauling, scienziato insignito del premio Nobel sia per la chimica sia per la pace, con quella guerra, il Kaiser Guglielmo II mirava a conquistare quanta piu’ terra e popolazioni fosse possibile per sottomettere un impero al suo controllo, a beneficio economico-finanziario del “cartello” chimico farmaceutico di Bruxelles, secondo la sua definizione (cfr. Attacco al Nuovo Ordine Mondiale, di M. Rath, da Internet). La storia c’insegna come sia terminato il primo conflitto mondiale, e che a esso fece seguito l’istituzione della Società delle Nazioni, seguita dall’esaurimento, nel tempo, delle sue funzioni. Nel periodo interbellico, anni 1930, ci fu l’ascesa al potere di Adolf Hitler in Germania, con la formazione del terzo Reich, il riarmo con la Bundeswer, l’istituzione delle SS, lo scoppio del secondo conflitto mondiale per motivazioni assimilabili a quelle del primo: Deutschland über Alles, e sempre a beneficio del “cartello di Bruxelles” chimico farmaceutico in combutta con i fabbricanti d’armi. M. Rath (ibidem) precisa che suo nonno prima, e suo padre poi combatterono in armi al servizio delle due marionette che furono i condottieri delle due guerre mondiali, il Kaiser Guglielmo II ed Adolf Hitler, rispettivamente, senza rendersi conto delle vere finalità di quelle carneficine. Infatti, lui stesso, nipote e figlio, rispettivamente, di quei due militari tedeschi, non ne seppe mai nulla di persona da loro.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, fu fondata a San Francisco l’ONU, arricchita dall’OMS per le pertinenze sanitarie mondiali e per gli interessi del “cartello” chimico-farmaceutico. In tempi recenziori (1954), un connubio plutocratico tra epigoni della famiglia Rockefeller e il principe consorte della regina Giuliana d’Olanda (magnate dell’industria petrolifera lei, già simpatizzante per il regime nazista lui, nel periodo prebellico - anni 1930) partorì il Club Bilderberg, con l’emanazione della Trilaterale per le competenze USAEuropa-Giappone (cfr. “Il Club Bilderberg, di D. Estulin, 2009). Dalla metà del XX secolo, una volta l’anno, unica eccezione il 1976 per lo scandalo della tangente versata dalla Lockheed al principe Bernardo d’Olanda (uno dei fondatori), si riunisce in una località turistica d’alto bordo, alternativamente in Europa e in America settentrionale, un manipolo di più di cento personaggi esponenti della grande finanza mondiale, o degli interessi dei petrolieri, delle grandi compagnie di mass media, delle ditte farmaceutiche, delle fabbriche d’armi, della chimica fine, della petrolchimica, dell’OMS. Pur sorvolando sul fatto che questi novelli Gauleiter, nelle loro riunioni segrete, vanno divisando la costituzione di un governo mondiale globale, soprattutto promuovono il profitto dei grandi produttori, e non prestano certo attenzione ai cittadini affetti dalle patologie causate dall’esposizione ad asbesto, tanto meni ai malati di SCM, le vittime di quel progresso tecnologico, derivato dalla rivoluzione industriale tra XX e XXI secolo che, imperterrito, procede ora speditamente in un mondo globalizzato.

La peggiore conseguenza del “progresso” è la cospicua potatura dell’attesa di vita sana – mentre quella totale continua a crescere - per i sette miliardi di bipedi umani che abitano l’orbe terracqueo. L’uomodella- strada potrebbe anche sospettare che la strenua e inumana lotta che certi sanitari, magari come CTU o CTP, combattono contro i malati di SCM, talora in combutta con qualche magistrato ignorante o colluso, affondi le sue radici in un pabulum utilitaristico che garantisce loro un allettante ritorno d’immagine, di carriera e/o di pecunia. Però, di là di questi personalismi che mostrano solo un dolo collegabile ai ladruncoli di polli, sulla portata sociale della congiura del silenzio per le tragedie sanitarie globalizzate la dice lunga il recente succitato intervento di Matthias Rath (2012) a Berlino (Attacco Diretto al Nuovo Ordine Mondiale, da Internet). Secondo M. R., l’Unione Europea sarebbe la catena di trasmissione del disegno di dominio del mondo di un‘associazione segreta che mira a realizzare un Nuovo Ordine Mondiale, in accordo con i disegni del Club Bilderberg e della Trilaterale. Dopo queste tristi costatazioni, non si può escludere che le innovazioni legislative europee, del tipo del Trattato di Lisbona e della Carta di Nizza, possano non essere una rivoluzione copernicana per i diritti dei cittadini del vecchio continente, ma piuttosto dei pannicelli caldi per garantire i poteri del cartello di Bruxelles. Poi, a differenza dei committenti del Flexner Report, che pagavano il musicista e potevano vantare il diritto di scegliere la musica (Griffin, 2010), i padroni del mondo e dell’Ue d’oggigiorno, alias FMI e BCE, rispettivamente, dirigono l’orchestra a costo zero, per l’interposta azione di tanti Gauleiter nazionali, eventualmente facendo acquistare a caro prezzo flotte di cacciabombardieri F35 particolarmente adatti a fare peacekeeping con la distribuzione nei cieli e nel territorio dei paesi bersaglio di adeguate dosi dell’uranio impoverito di tanti penetratori d’alta densità. Inoltre, la segretezza delle riunioni del Club Bilderberg è testimoniata dal fatto che, se qualche cittadino curioso osasse ficcare il naso in prossimità della sede della riunione, la polizia privata e/o quella pubblica del paese ospitante gli renderebbero inservibile il documento d’identità personale mediante adeguate percosse sul viso, come riferito da recenti cronache di stampa. In questo gorgo politico sociale sta navigando in questo periodo la gestione sanitaria, legale e sociale, dell’impatto dell’inquinamento ambientale sulla salute: la SCM e le patologie da asbesto insegnano, esse equivalgono a vere e proprie endemie, ma i loro responsabili vanno frequentemente impuniti. Però, lo stato delle cose, per quanto concerne la nocività del mercurio (Hg), del cromo esavalente (Cr6+), dell’arsenico (As), del piombo (Pb), del cadmio (Cd), del cobalto (Co), del berillio (Be), del nichel (Ni), dell’oro (Au), e del titanio (Ti) non è poi tanto diverso dai casi precedenti.

Spesso l’ignoranza degli esperti si coniuga con la spocchia e con la collusione, e riesce a raggiungere il nadir di quello zenit che sarebbe dato, provvidenzialmente, dalla conservazione della salute mediante il sinergismo tra scienza e coscienza, due beni ora rari.

La congiura del silenzio, illustrata in precedenza, potrebbe essere considerata come la catena di trasmissione per la formazione di tutto questo sfacelo morale e materiale e potrebbe spiegare tante incongruenze, tante evenienze inattese ed inattendibili, son solo nell’ambito della salute, ma anche per i molti fatti sorprendenti che avvengono regolarmente a livello politico, amministrativo, sociale, nel Belpaese e in tutto il mondo: tutto torna, se non si è ingenui.

Una prima disamina della connessione tra la ratio del Nuovo Ordine Mondiale preconizzato dal Club Bilderberg e la voluta omissione della prevenzione primaria dei rischi dell’inquinamento ambientale si trova nel primo capitolo del mio quinto libro “La Triade Interattiva nel mondo inquinato contro la salute” (di Giancarlo Ugazio, Aracne Editrice, Ariccia, Roma, 2013).

Del tutto recentemente, nel secondo capitolo “Il ping pong del malato di SCM nel mondo imprenditoriale in combutta con la prestazione sanitaria” del mio quinto libro “Attualità su ambiente e salute” (Aracne Editrice, Ariccia, Roma, 2014), insieme con Giulia Lo Pinto, affetta da SCM, che aveva stigmatizzato un’affermazione del ministro pro-tempore per l’ambiente, secondo cui all’Ilva di Taranto si erano contate piu’ morti del previsto, ed aveva espresso stupore perche’ la salute viene considerata sempre dopo tutto, ho cercato di leggere questi fatti incresciosi nella chiave interpretativa offerta dalla ratio del Club Bilderberg. Il lavoro suddetto riporta, tra l’altro, gli Ordini del Giorno delle riunioni annuali del Club e gli elenchi dei partecipanti italiani e, per qualche evento, anche di quelli provenienti da tutto il mondo, al fine di capire la portata del controllo dei mass media e delle reti di comunicazione on line, (dati acquisiti consultando Internet).

Giancarlo Ugazio

L’autore si è laureato in Medicina a Pavia nel 1957.

E’ stato: assistente straordinario (1959) e poi ordinario (1962), in Patologia Generale di Medicina a Cagliari, quindi a Siena (1964), infine a Torino (1966), Research Fellow in Pathology a Pittsburgh (PA) nel 1963, Libero docente in Patologia Generale nel 1964, Assistent Professor in Physiology a Cleveland (Ohio) nel 1970, Professore Incaricato di Patologia Generale in SMFN a Sassari nel 1971.

Professore Aggregato di Patologia a Torino dal 1975, poi Straordinario dal 1976, infine Ordinario dal 1976 al 2007, fino al TFR.

Autore di 225 pubblicazioni scientifiche.

RINGRAZIAMENTI

L’autore esprime la sua riconoscenza a Michele Michelino, Presidente, e al Consiglio Direttivo del Comitato per la Difesa della Salute nei luoghi di lavoro e nel Territorio, di Sesto San Giovanni (MI), e all’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA Onlus, per avergli conferito la nomina a socio onorario delle rispettive associazioni, generoso riconoscimento della levatura etica e sociale del suo impegno a favore della salute pubblica.

Ammirazione e gratitudine incondizionate vanno alla Dr Claudia Maero e al Dr Alessandro Rosignuolo, del personale della biblioteca centralizzata di Medicina, Polo Biologico, dell’Università di Torino, per la loro impareggiabile e preziosa disponibilità nell’eseguire le ricerche bibliografiche.

 

La piu’ sincera gratitudine è espressa per Gabriella Tittonel, cittadina della Val di Susa, per l’autorizzazione all’impiego dei fotogrammi scattati personalmente in Val Clarea a documentazione dell’impatto dell’opera “strategica” sulle condizioni ambientali del territorio”.

Programma del giorno 20 marzo 2014
Programma Camera 20.03.2014.doc
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Programma del giorno 21 marzo 2014
Programma Regione 21.03.2014.doc
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Il Tribunale di Ferrara ha condannato l’lNPS a rivalutare la posizione contributiva di un ex impiegato tecnico di SITIE IMPIANTI INDUSTRIALI S.p.A. e in seguito di BASELL POUOLEFINE ITALIA s.p.a. perché nel corso della sua carriera lavorativa è stato esposto a polveri di amianto in quantità rilevante.  

 

18 febbraio 2014 - Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Ferrara Alessandro D'Ancona, ha accolto le richieste dell'avvocato difensore Ezio Bonanni, e ha condannato l'istituto di previdenza a rivalutare la posizione contributiva di M.L. con il coefficiente 1,5 per il periodo che va dal 1984 al 1994, il che permette al lavoratore di ottenere un prepensionamento di circa 6 anni.

Il ricorrente, M.L., aveva presentato istanza di certificazione dell'esposizione ad amianto all’INAIL già a luglio del 2001, nonché la domanda di ricostituzione della pensione a febbraio del 2010, entrambe, però, rimaste inevase, fino a oggi. M.L. ha esposto al giudice del lavoro di aver esercitato compiti di servizio tali da comportare la costante e protratta esposizione all'amianto per un lasso di tempo complessivamente superiore a dieci anni; ha dedotto la presenza dei silicati in questione nelle strutture e negli impianti aziendali e ha specificato che le condizioni dei predetti luoghi di lavoro sono fonti di rischio per la salute.

Affermazione suffragata dallo stesso Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) il quale ha concluso che, “nel periodo dal 1984 fino a tutto il 1994, quindi per un periodo complessivo oltre dieci anni, il ricorrente è stato giornalmente esposto a una concentrazione di fibre di amianto superiore alla percentuale di 100 fibre/1ìtro, cioè 0,1 ff/cc.

 

Si tratta di un significativo risultato – ha dichiarato l'avv. Ezio Bonanni che ha assistito il lavoratore - in quanto la sentenza depositata ieri, 17 febbraio 2014, in Cancelleria  permette di far ottenere al lavoratore un prepensionamento di circa 6 anni.

La giornalista d’inchiesta Dott.ssa Valentina Renzopaoli disvela l’arcano segreto della presenza di amianto in Guardia di Finanza mentre l’Osservatorio Nazionale Amianto si mobilita per chiedere il prepensionamento e la  tutela di tutti i diritti dei lavoratori esposti ad amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto prosegue la sua mobilitazione con richiesta di bonifica nei siti contaminati, e per evitare le future esposizioni di tutti i lavoratori alle polveri e fibre di amianto, altamente lesive per la salute umana, anche nel settore militare.

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni ha permessodi disvelare la moira dei militari della Guardia di Finanza che in molti sono stati colti da  mesotelioma e da altre patologie asbesto-correlate, anche se il minerale non sembrerebbe essere una materia prima del loro lavoro, mentre invece è venuto alla luce il fatto che fosse presente nella componentistica degli elicotteri, e nel naviglio.

La mobilitazione dell’associazione prosegue, al fine di promuovere un’azione collettiva per il prepensionamento di tutti i lavoratori della GdF esposti all’amianto.

 

Questa richiesta verrà inoltrata nei prossimi giorni dall’Avv. Ezio Bonanni.

 

La Dott.ssa Valentina Renzopaoli, giornalista d’inchiesta, ha scritto un interessante articolo che può essere consultato nel sito:

 

http://www.affaritaliani.it/roma/amianto-in-basi-ed-elicotteri-la-guardia-di-finanza-resta-a-terra.html

 

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Amianto in elicotteri gdf e hangar: stop e sigilli a Pratica di Mare, Napoli, Catania e Palermo (Il Mattino - 18.01.2014)

“Amianto sui traghetti”, a Napoli processo agli ex amministratori della Tirrenia

Rinviati a giudizio Sergio Liberi e Franco Pecorini per l'omicidio colposo di un ex direttore di macchina: "Non aveva protezioni". Altre due inchieste aperte a Crotone e Torino

 

 

di Luca Teolato | 30 ottobre 2013 (Il Fatto Quotidiano)

 

Il gup del tribunale di Napoli ha disposto il rinvio a giudizio di Sergio Liberi e Franco Pecorini, due ex amministratori della Tirrenia Navigazione, azienda oggetto di  inchieste per la presenza di amianto su diversi traghetti della flotta. I due sono accusati di omicidio colposo per la morte di un ex marittimo, dipendente dell’azienda da loro amministrata. Oltre alla Procura di Napoli anche quella di Crotone ha avviato un’inchiesta nei confronti di Tirrenia, a seguito di varie denunce da parte di alcuni ex marittimi dell’azienda, e analogo procedimento pende alla Procura di Torino.

La contestazione si riferisce alla morte in conseguenza di un tumore di un direttore di macchina che aveva lavorato su navi Tirrenia dal 1970 al 2002. Secondo l’accusa, la malattia – un mesotelioma pleurico – sarebbe dovuto alla presenza di amianto sul naviglio della Tirrenia Navigazione. Il giudice ha accolto le istanze del legale di parte civile, avvocato Ezio Bonanni, dell’Osservatorio Nazionale sull’amianto. Il processo comincerà il 10 ottobre 2014 davanti al giudice monocratico Nicola Miraglia del Giudice.

I familiari della vittima, assistiti da Bonanni hanno denunciato i vertici aziendali poiché, secondo loro, hanno avuto un comportamento omissivo che ha causato la morte del loro caro. “L’amianto – spiega Bonanni – è stato largamente utilizzato nel naviglio Tirrenia. I due ex amministratori, secondo l’accusa, hanno omesso di adottare le misure di prevenzione tecnica e protezione individuale, che avrebbero evitato l’insorgere del mesotelioma o comunque avrebbero aumentato i tempi di sopravvivenza della vittima. L’evento era prevedibile ed evitabile in quanto è noto da molti decenni ormai che l’amianto è dannoso per la salute umana. Sarebbe bastato munire il lavoratore di maschera protettiva e il rischio di mesotelioma sarebbe stato scongiurato”.

 

Il rinvio a giudizio dei due ex amministratori potrebbe essere solo il primo atto di una vicenda complessiva che potrebbe portare ad ulteriori sviluppi anche nei tribunali di Crotone e Torino. In questi ultimi 17 anni tre marittimi della Tirrenia sono deceduti per mesotelioma, nel 2007, 2010 e 2013, altri si sono ammalati negli anni. “Ci auguriamo – conclude Bonanni – che i familiari dei marinai deceduti per malattie legate all’esposizione ad amianto nel naviglio Tirrenia e quelli ammalatisi per gli stessi motivi possano avere giustizia e che anche gli altri procedimenti possano essere istruiti e portati al vaglio dibattimentale. Questo affinché i responsabili siano chiamati a rispondere di tutti i casi sospetti”. L’amianto è stato messo al bando nel 1992 attraverso specifiche e rigorose normative, ma ad oggi il problema persiste, in quanto la legge 257/92 non pone un obbligo di bonifica, una lacuna che proprio l’Ona ha chiesto più volte di colmare.

L'Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell'ONA Onlus, interviene allo "Speciale TG5 del 27 ottobre 2013", per parlare del problema amianto nelle scuole, e per sollecitare una ferma presa di posizione delle istituzioni per bonificare i plessi scolastici, ed evitare così futuri danni a tutti i bambini d'Italia, poichè è inaccettabile che vite umane siano sacrificate inconsapevolmente ed ingiustamente.

La puntata può essere rivista direttamente dal sito web di Mediaset, cliccando qui (dal min. 16.30 al min. 22.13).

Se hai necessità di chiarire un dubbio o se devi risolvere un problema o se hai bisogno di un consiglio legale puoi consultare gli argomenti trattati, selezionandoli tra quelli indicati nel menù di sinistra.

 

Con la consultazione delle sezioni si potranno acquisire alcune fondamentali informazioni sui temi più attuali che lo studio legale ha trattato e tratta, nella sua ventennale attività, tra i quali, in materia di amianto, quelli relativi alla responsabilità civile e penale e sul diritto al risarcimento dei danni, anche da semplice e sola esposizione (come messo in evidenza nel corso della Conferenza organizzata dall’Osservatorio Nazionale Amianto, di cui l'Avv. Ezio Bonanni è Presidente, presso la Camera dei Deputati, “Lotta alll'amianto: il diritto incontra la scienza”), e in materia di riconoscimento da parte dell'INAIL della natura professionale delle patologie tabellate mesotelioma, tumore polmonare, asbestosi, ispessimenti pleurici e placche pleuriche, e anche delle altre patologie, ai fini dell'accredito della rendita, e del rilascio del certificato di esposizione all'amianto per ottenere l'accredito dei benefici contributivi per il prepensionamento, cui hanno diritto anche i lavoratori che non hanno ancora contratto patologia, purchè esposti per oltre 10 anni all'amianto.

 

Lo studio si occupa di assistenza e tutela dei cittadini e lavoratori esposti e vittime di ogni agente patogeno, oltre ai cancerogeni, oltre che per i casi di patologie in seguito ad esposizione di onde ionizzanti, benze, esposizione al radon, uranio impoverito, etc., oltre agli altri agenti chimici (che provocano anche l'MCS) presenti nei luoghi di vita e di lavoro, per perseguire oltre alle finalità di prevenzione primaria, anche le istanze di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali e l'accredito delle prestazioni previdenziali e assistenziali (accredito rendite INAIL, cause di servizio, etc.), nei termini già evidenziati nella pubblicazione "Patologie ambientali e lavorative" edito da Minerva Medica, e di cui è coautore il Prof. Giancarlo Ugazio, già ordinario di patologia generale presso l'Università di Torino.

 

L'Avv. Ezio Bonanni ha da tempo evidenziato la necessità di bonificare completamente le scuole e gli edifici pubblici, oltre che gli altri luoghi di vita e di lavoro. Recentemente, il Governo presieduto dall'On.le Letta, in parziale accoglimento di queste istanze, con la legge 98 del 2013 che ha convertito il decreto legge 69 del 2013, con l'art. 18, comma 8, ha stabilito che entro il termine del 15.09.2013, gli enti locali potranno depositare la richiesta con allegato il progetto esecutivo, e lo studio sta supportando le attività dell'Osservatorio Nazionale Amianto (notiziario ONA), con le modalità indicate nella relativa pagina.

 

Lo studio legale si occupa di assistenza e tutela per ottenere il risarcimento di tutti i danni, anche in seguito a responsabilità medica, e rende supporto legale all'associazione ONA ARMI, anche con l'istituzione dell'Osservatorio giurisprudenziale della responsabilità medica e del Notiziario della responsabilità medica, oltre che per i casi di gravi sinistri stradali.

 

Particolare attenzione è dedicata al settore del diritto del lavoro, con particolare specializzazione in materia di impugnazione di licenziamento, assistenza legale in seguito a procedimenti disciplinari, demansionamento, adeguata remunerazione per i medici specializzandi, etc.

 

Lo studio svolge attività anche nel settore del diritto di famiglia e della tutela dei minori, perseguendo una filosofia di riconciliazione e di mantenimento della unione familiare in caso di rischio di separazione legale e/o divorzio, in linea con gli insegnamenti del Santo Padre Papa Francesco, e già in precedenza Sua Santità Benedetto XVI e prima ancora tutti gli altri Pontefici, pure in una prospettiva laica, che persegua queste finalità tenendo presenti anche i principi di cui agli artt. 29, 30 e 31 della Costituzione.

 

L'Avvocato Ezio Bonanni è iscritto nell'Albo Speciale dei difensori abilitati all'assistenza e difesa presso la Corte di Cassazione e le Magistrature Superiori ed ha una esperienza professionale di circa 20 anni, alla quale ha unito l'insegnamento di materie giuridiche, anche in ambito universitario (curriculum).

 

 

Queste seppur sommarie trattazioni sono importanti perché riguardano temi giuridici che spesso sono tanto comuni quanto molto complessi.

Ove non avessi trovato la risposta o i chiarimenti necessari, potrai inviare una e-mail a: avveziobonanni@gmail.com o telefonare al n. 0773/663593 (Studio di Latina) oppure mandare un sms al n. 335/8304686 (e sarai richiamato), per chiedere ogni chiarimento fosse necessario.

 

Abbiamo cercato e cerchiamo di rendere un supporto pratico e concreto anche per chi non sia un esperto di diritto, e segnaliamo che l’avvocato Ezio Bonanni, attraverso lo studio legale di cui è titolare e responsabile, anche grazie ai suoi collaboratori, opera su tutto il territorio nazionale e ha sede a:

 

Roma - Via Crescenzio n. 2, Sc. B, int. 3

 

Latina - Via Svetonio n. 16 int. 4

 

Nel caso in cui fosse fissato un primo incontro, si valuteranno le problematiche da affrontare e verrà tracciato un percorso, e indicati i costi ed i tempi, e soltanto ove ci fosse il conferimento e l’accettazione dell’incarico sarà necessario versare un acconto per diritti e onorari.

Lo Studio Legale Bonanni è diretto dall’avvocato Ezio Bonanni, e si occupa principalmente di assistenza alle vittime dell’amianto e di altre cancerogeni e patogeni (diossina, cromo, alluminio, terre rare, piombo, agenti fisici quali onde elettromagnetiche, radiazioni ionizzanti e cosmiche, quali quelle derivanti dal meccanismo di decadimento radioattivo, fissione nucleare, fusione nucleare, emissione da corpi estremamente caldi - radiazione di corpo nero - o da cariche accelerate - bremsstrahlung o radiazione di sincrotone o dall’uranio impoverito, radon, etc., e di ogni altro), per il risarcimento dei danni e per il riconoscimento della causa di servizio e/o del diritto alla rendita, e alle maggiorazioni contributive (benefici contributivi) per esposizione all’amianto, e alle vittime di sinistri stradali e di errori medici (responsabilità medica e sanitaria), e tutela dei lavoratori, in materia di mobbing, licenziamenti illegittimi, etc., in generale in materia di risarcimento danni, e comunque in ampi settori del diritto civile e penale.

 

CONTATTACI PURE

 

Potrai contattare l'avvocato Ezio Bonanni o uno dei collaboratori dello Studio legale scrivendo una mail tramite il suo sito a:

 

avveziobonanni@gmail.com

 

(Ricorda di indicare un recapito telefonico per essere ricontattato velocemente) 

 

o telefonando al n. 0773/663593

 

l'avvocato Ezio Bonanni riceve a:

 

Roma - Via Crescenzio n. 2, Sc. B, int. 3

 

Latina - Via Svetonio n. 16, int. 4

Novità

L'Avvocato Ezio Bonanni al Convegno "Lotta all'amianto: il diritto incontra la scienza"

tenuto il 14 novembre 2012 a Roma, presso la nuova Auletta dei Gruppi Parlamentari presso la Camera dei Deputati

 

Accedi all'area del Convegno

Nella Sezione Eventi potrete trovare i prossimi eventi a cui parteciperà l'Avv. Ezio Bonanni.

 

 

Libro Patologie Ambientali e  

Lavorative - MCS Amianto & Giustizia

 

 

Sentenza FIBRONIT- Tribunale Penale di Voghera

Condannati dal Tribunale Penale di Voghera - la sentenza è di pochi minuti fa - alla pena di quattro anni di reclusione Claudio Dal Pozzo, 74 anni, romano e Giovanni Boccini, 74 anni, di Alessandria. Per i due manager, imputati nel processo Fibronit di Broni, che avevano chiesto il rito abbreviato, i PM Francesco De Socio, Giovanni Benelli e Valentina Grosso avevano chiesto sette anni di prigione. Gli altri dirigenti della fabbrica che ha lavorato l'amianto dal 1932 al 1994, Dino Stringa, Lorenzo Mo, Maurizio Modena, Teodoro Manara, Michele Cardinale, Guglielma Capello, Domenico Salvino e Alvaro Galvani, saranno giudicati nel processo dibattimentale iniziato il 23 maggio scorso. 

Il capo di imputazione per tutti è disastro colposo e omicidio colposo plurimo per le morti - sono circa un migliaio le vittime stimate - e le patologie asbesto correlate, tenuto conto delle rispettive funzioni e delle cariche ricoperte nell'ambito delle società Cementifera Italiana Fibronit S.p.A., Finanziaria Fibronit S.p.A., Fibronit S.r.l., Cementifera Fibronit S.p.A., nel periodo compreso tra  il 30 aprile 1969 e il 24 aprile 1993, ricollegate alla lavorazione dell'amianto per la produzione di manufatti in cemento-amianto nello stabilimento di Via Circonvallazione a Broni.

Tutti sono accusati anche, è scritto nell’avviso di garanzia, di aver “omesso di adottare gli accorgimenti e i presidi organizzativi strutturali e igienici imposti dalla normativa di prevenzione specifica e comunque consentiti dalla tecnica disponibile del periodo, necessari per contenere l'esposizione all’amianto”, “con l’aggravante di aver agito nonostante la previsione dell’evento”. 

Secondo l’accusa, l’esposizione continuata all’amianto di una pluralità di soggetti ha causato un disastro ambientale poiché l’amianto è stato immesso in ambienti di lavoro e in tutti gli ambienti di vita, mettendo in pericolo la vita e l’integrità fisica sia di un numero indeterminato di lavoratori, sia della popolazione residente, sia di persone che hanno lavorato nel comune di Broni; causando, di conseguenza, decessi e patologie asbesto correlate (mesoteliomi pleurici e peritoneali, tumore polmonare, asbestosi o patologie non di origine tumorale) di un elevato numero di lavoratori e di cittadini.

Le sentenza non soddisfa il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto avvocato Ezio Bonanni che assiste numerose parti offese, il quale non può non esprimere stupore per la blanda condanna emessa dal tribunale Tribunale di Voghera.

 

L'ARTICOLO DI AMBIENT&AMBIENTI


Mentre il Ministro Balduzzi si accinge a presentare il Piano Nazionale Amianto, il premier Mario Monti sta per presentare al Capo dello Stato un provvedimento per ridurre i risarcimenti delle vittime della strada. Di fatto, però, il decreto, che ridurrebbe fino al 60% le entità dei risarcimenti, potrebbe secondo i giudici sostituire le tabelle del Tribunale di Milano che si applicano anche alle vittime dell’amianto, con un pregiudizio di queste ultime.

È intollerabile sopportare ancora le decisioni di un premier non eletto dal popolo, che  continua a tartassare gli italiani. Il Decreto del presidente della Repubblica (Dpr) è un atto amministrativo - dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente nazionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale di molte vittime - che il governo sarebbe intenzionato ad approvare nelle sue ultime ore di vita che, in buona sostanza, riduce o meglio dimezza – a stare alla bozza in possesso del Fatto Quotidiano – i risarcimenti per i danni alla persona compresi tra 10 e 100 punti di invalidità, quelli più gravi. Hanno ragione l’Associazione nazionale esperti di infortunistica stradale (Aneis) e quella che riunisce le Vittime della strada a lanciare l’allarme e a chiedere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di non avallare questo provvedimento”.

L’ONA, anche attraverso il dott. Virgilio Romano, coordinatore di ONA Tutela Assicurativa, si associa all’appello lanciato da Luigi Cipriano, presidente Aneis, e dall’Associazione delle vittime della strada, a Giorgio Napolitano perché “non firmi questo decreto che rappresenta solo un ennesimo regalo alle compagnie di assicurazioni”: Un provvedimento che punisce chi non ha colpa e che lede la dignità umana di chi ha diritto ad un equo risarcimento piuttosto che ad una pietosa elemosina”. Soprattutto perché disegno del tutto opposto alla Sentenza della Corte di Cassazione che aveva ritenuto doveroso uniformare l’entità dei risarcimenti alle tabelle milanesi e perché gli stessi principi sarebbero poi applicati nel momento della determinazione dell’entità dei danni sofferti dalle vittime dell’amianto, in caso di patologie asbesto correlate.

Il presidente dell’ONA rivolge un appello al Capo dello Stato affinché non avvalli questa iniziativa e chiede coerenza al ministro della Sanità Balduzzi, affinché non si compromettano i diritti delle vittime dell’amianto, tanto più da parte di un governo che è dimissionario da mesi, e non ha la fiducia degli elettori.

Roma, 04.04.0213

Appello al Capo dello Stato

 

L’Osservatorio Nazionale Amianto rivolge un appello al Capo dello Stato affinché acquisisca gli atti della conferenza “Lotta all’amianto: il diritto incontra la scienza” del 14.11.2012 , e li trasmetta alle autorità competenti, con l’auspicio che si possa giungere ad abolire i limiti di soglia e a disporre un termine ultimo per la bonifica rispetto alla presenza di amianto.

Chi volesse può sottoscrivere l’appello inviando un’e-mail all’indirizzo osservatorioamianto@gmail.com

 

Comunicato stampa ONA 15.11.2012
Comunicato stampa ONA 15.11.2012.doc
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Lettera appello Capo dello Stato
Lettera appello al Capo dello Stato 20.1
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"Presentazione Convegno "Lotta all'amianto: il diritto incontra la scienza"

 

(Servizio realizzato da Valentina Renzopaoli e andato in onda nelle edizioni del telegiornale di Roma Uno del 9 novembre 2012)

METROPOLIS: AMIANTO, IL KILLER CHE NON MUORE MAI


(RomaUno - 3 ottobre 2012)

 

 

Roma Uno, con la giornalista Valentina Renzopaoli, dà voce alle vittime dell'amianto, mostra le sentenze del 1906 e 1907 del Tribunale e Corte di Appello di Torino e del 1936 e 1941, con le quali si afferma incontrovertibilmente che l'amianto è dannoso per l'organismo e manda in onda un filmato, tratto dall'archivio ONA, che descrive le condizioni di lavoro all'interno dell'eternit (senza alcuna misura di protezione).
L'Avv. Ezio Bonanni, presidente nazionale dell'ONA, ha avuto modo di illustrare anche le norme sul prepensionamento per i lavoratori esposti all'amianto.
E' intervenuto telefonicamente anche il Prof. Mutti, confermando che chiunque si può rivolgere all'ONA per un sostegno anche di natura medica, con l'attività di volontariato dello stesso Prof. Mutti e di altri valenti sanitari (in modo del tutto gratuito, e anche per chi non è iscritto all'associazione, e senza che serva la preventiva o successiva iscrizione).
Si conferma per il 14.11.2012 la conferenza internazionale sull'amianto indetta dall'ONA e che si terrà in Roma presso l'Aula dei Gruppi Parlamentari.

Amianto. Mensile "Fatti di Cronaca" Luglio 2012


Disegno di Legge della Senatrice Dorina Bianchi + 13

(n. 3364 - comunicato alla Presidenza il 15 giugno 2012)

 

Disposizioni per il recepimento della direttiva 2009/148/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro, nonchè modifiche all'articolo 47 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, e divieto di discriminazione in materia di benefici previdenziali per lavoratori esposti ad amianto.

 

Scarica il Disegno di Legge
Disegno di legge Sen. Dorina Bianchi + a
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La Corte di Cassazione conferma la Sentenza di condanna a carico di due imprenditori per patologia asbesto correlata manifestata dopo quaranta anni.

 

Il datore di lavoro è responsabile della morte per inalazioni di amianto del dipendente anche se la malattia si è manifestata dopo quarant’anni dall’esposizione: la Corte di Cassazione, Sezione Penale, con la Sentenza n. 24997 del 21.06.2012, interviene ancora per confermare la condanna a carico di due imprenditori per omicidio colposo in relazione al decesso causato da mesotelioma.

Tutti i rilievi addotti nei ricorsi, che denunciavano un presunto vizio di motivazione, non hanno trovato accoglimento.

La Corte di Cassazione richiama ancora una volta la risalente conoscenza del rischio morbigeno legato all’esposizione all’amianto, e “l’inalazione da amianto è ritenuta da ben oltre i tempi citati di grande lesività della salute” - che si traduce in concreto pericolo per la salute dei prestatori d’opera (vedi pag. 9 R.D. 14.06.1909 n. 442, in tema di lavori insalubri e la l. 12.04.1943 n. 455, che inserisce l’asbestosi “conosciuta fin dai primi del ‘900” tra le “malattie professionali”), tale da disporre l’obbligo di misure di protezione prima di natura tecnica e poi con l’utilizzo di dispositivi individuali.

Secondo la Suprema Corte, nella valutazione della sussistenza del nesso di causalità, quando la ricerca della legge di copertura debba attingere al sapere scientifico, la funzione strumentale e probatoria (integrativa delle conoscenze giudiziali) di quest’ultimo impone al giudice di valutare dialetticamente le specifiche opinioni degli esperti e di ponderare la scelta ricostruttiva della causalità ancorandola ai concreti elementi scientifici raccolti.

Pertanto, al non aver provveduto a eliminare, o almeno a ridurre, l’esposizione quotidiana al minerale cancerogeno consegue l’assunzione del rischio del tutto prevedibile dell’insorgere di patologie potenzialmente mortali, prime tra le quali l’asbestosi e il mesotelioma.

Anche il rapporto di causalità e di prevedibilità dell’evento medesimo sono stati ritenuti sussistenti, e assume fondamentale rilievo il fatto che l’utilizzo delle misure di protezione, utili per prevenire l’asbestosi, imposte con diverse norme molto risalenti, avrebbe impedito l’insorgenza del mesotelioma: in ciò risiede la sussistenza della colpa dei due condannati e quindi la sussistenza del reato.

Sotto il profilo soggettivo dunque l’evento era prevedibile perché conoscibile tenendo conto delle conseguenze potenzialmente letali della mancata adozione di quelle misure.

Roma, 25.06.2012

Avv. Ezio Bonanni

Presidente Nazionale O.N.A. ONLUS

 

Sentenza n. 24997 del 21.06.2012
La Cassazione interviene ancora confermando la Sentenza di condanna a carico di due imprenditori per decesso in seguito a patologia asbesto correlata.
Sentenza Cassazione 24997 del 2012.pdf
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Amianto: in Procura le carte di due lavoratori delle Fs

Servizio realizzato da Valentina Renzopaoli, andato in onda nelle edizioni del telegiornale di RomaUno del 15 giugno 2012

 

27 GIUGNO 2012

CONGRESSO INTERNAZIONALE

 

LA RESPONSABILITA' CIVILE E PENALE 
DA USO E  PRODUZIONE DI AMIANTO

PROFILI CLINICI, MEDICO LEGALI E GIURIDICI 
IN ITALIA E ALL'ESTERO
 

Università degli Studi di Milano
Aula Magna, Via Festa del Perdono, 7
Milano - ore 8,30

Il Congresso internazionale organizzato dall’Università degli Studi di Milano – Sezione Dipartimentale di Medicina Legale e delle Assicurazioni con il Gruppo Ricerche e Studi Medicina e Diritto – si propone di affrontare, con taglio scientifico e pratico, i temi legati alla responsabilità da uso e produzione dell'amianto in Italia e nel mondo. 

La tematica sarà affrontata, innanzitutto, sotto l'aspetto medico-legale, con gli approfondimenti legati alla diagnosi delle patologie da asbesto da intendersi quale processo multilivello ad indirizzo comparativo.

Verranno affrontati sul piano scientifico i tre distinti livelli diagnostici consecutivamente propedeutici: il livello di diagnosi della sindrome clinica (I livello), il livello di diagnosi della effettiva dipendenza da asbesto della riscontrata sindrome clinica (II livello) ed il livello di diagnosi della effettiva natura professionale della riscontrata patologia da asbesto (III livello).

Il convegno affronterà anche le tematiche giuridiche legate alle patologie da asbesto nel contesto della responsabilità datoriale, ricostruita ed esaminata attraverso la panoramica delle regole di natura organizzativo-cautelare imposte all'imprenditore, e delle leggi scientifiche di copertura atte a fondare, nell'ottica del giudice, il paradigma eziologico (la “Causalità”) dell'accertamento della responsabilità datoriale, al verificarsi di patologie asbesto correlate.

Gli esperti chiamati a confrontarsi sul tema, porteranno altresì le proprie esperienze scientifiche vissute in Italia e nel mondo nei principali processi giudiziari noti alle cronache e nella gestione delle procedure di valutazione e compensazione dei danni da asbesto. 
Verranno altresì affrontate le problematiche civilistiche in tema di risarcimento del danno alle vittime primarie ed ai loro congiunti.

Una ampia sezione internazionale e comparatistica permetterà di confrontare le esperienze e le meccaniche di accertamento della colpa e di valutazione delle patologie tra Italia ed altri importanti Paes i dell'area Euro e negli Stati Uniti.

 

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Off The Report - Puntata del 27.05.2012

 

"Per l'Eternit" di Piero Riccardi (min. 1.28.05)
Intervento dell'Avv. Ezio Bonanni (min. 1.31.43)

 

Recensione "La storia dell’amianto nel mondo del lavoro: rischi, danni, tutele" di Ezio Bonanni sul "Il Futurista"
Recensione De Palo_Il Futurista 10.02.20
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Link al podcast di radio Unis@und - Unversità di Salerno:

- "Avvelenati dall'amianto. Il caso Isochimica" del 25 gennaio 2012.

- "Isochimica, la fabbrica di veleno" del 18 gennaio 2012.

Il Comune di Casale Monferrato sembra voler dismettere la costituzione di parte civile nei confronti di Stephan Schmidheiny.

 

Sembrerebbe ormai definita l’intesa tra il Comune di Casale Monferrato e Stephan Schmidheiny, in grado di versare l’importo di 18 milioni di euro per rimpinguare il bilancio comunale, e così si potranno finanziare parcheggi, e altre opere pubbliche, perché si sa pecunia olet e tuttavia ciò è scandaloso ed inammissibile, perché ciò che è più importante è l’istanza di giustizia per onorare migliaia di morti ammazzati, assassinati dall’amianto, ma prima di tutto dalla indifferenza, e dall’opzione del profitto.

Salvo ripensamenti, al momento molto improbabili “l’offerta del diavolo” è stata accettata: “Perché accettare la transazione - dice il Sindaco - non vuol dire far "saltare" il processo o perdonare. Siamo i primi a volere giustizia!come risulta dal sito istituzionale del Comune, perché - continua il Sindaco - “Casale Monferrato è ormai conosciuta come la "città dell'amianto", un'etichetta che frena nuovi investimenti sul nostro territorio. È arrivato il momento per tutti noi di pensare a un futuro diverso e di puntare a una ripresa economica e sociale capace di offrire una speranza ai nostri figli”.

Si conferma così la forza persuasiva di Stephan Schmidheiny, che con il denaro è capace di ottenere anche la remissione della costituzione di parte civile del Comune martire dell’amianto nel processo più importante finora celebrato.

Con questa prova di forza Stephan Schmidheiny dimostra che con i soldi si può comprare il silenzio, ed offendere ancora una volta la dignità di coloro che a migliaia si sono ammalati e sono morti, e che muoiono così per una seconda volta, e che rendono necessaria invece una forte mobilitazione.

L’Osservatorio Nazionale Amianto non si è mai dichiarato disponibile a trattare con Stephan Schmidheiny e continuerà nelle attività di ricerca di documentazione giuridica e probatoria al fine di inchiodarlo nelle sue responsabilità, anche nei confronti di coloro che nel passato e nel presente vi hanno collaborato e vi collaborano, per avere giustizia per le vittime e per le famiglie.

Non a caso, l’Osservatorio Nazionale Amianto già nel mese di ottobre ha depositato un voluminoso carteggio presso la Procura della Repubblica di Torino, ed ha pubblicato sul suo sito un capitolo “Lobby dell’amianto”, e non trascurerà di accendere i riflettori anche su questa ennesima vicenda e sui modi e termini relativi all’eventuale e non auspicabile ritiro della costituzione di parte civile da parte del Comune di Casale Monferrato nei confronti dell’imputato, Stephan Schmidheiny, presentato ancora una volta nella veste di benefattore (e che per questo potrebbe avere uno sconto di pena, nel processo penale, ove fosse condannato in ragione della attenuante del risarcimento del danno).

Roma, 17.12.2011

Avv. Ezio Bonanni

Presidente Nazionale ONA

 

La lobby dell'amianto
la lobby dell'amianto (all. 116-117).pdf
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Modello domanda accredito contributivo e contestuale domanda di pensionamento
Il presente modello è formulato per coloro che non hanno ancora acquisito la pensione, e che con l’aggiunta della maggiorazione contributiva per esposizione ad amianto, maturerebbero il diritto a pensione.
Con la domanda, in tal modo, anche inseguito a modifiche legislative, si verrebbe a incardinare l’applicabilità della norma oggi in vigore, rispetto alle modifiche che potrebbero essere introdotte con decreto legge.
Per esempio, se oggi un lavoratore ha 30 anni di contributi, e con il beneficio amianto potrebbe arrivare a 40 anni, con questa domanda, in caso di accoglimento o in caso di esito positivo del giudizio, potrebbe vedersi accreditati i contributi e allo stesso tempo versata la pensione.
Ciò anche dal Giudice.
Per altri modelli, e per situazioni specifiche, ci si può rivolgere all’associazione ONA con e-mail all’indirizzo: osservatorioamianto@gmail.com
Modello domanda accredito contributivo e
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Circolare ONA Domanda di pensione
Circolare ONA 02.12.2011.doc
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E' stato pubblicato il libro scritto dalla Dott.ssa Stefania Divertito dal titolo"Toghe Verdi. Storie di Avvocati e battaglie civili".

Un intero capitolo è dedicato all'Avv. Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e pioniere nelle battaglie legali per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti e vittime dell'amianto, che ci permettiamo di richiamare con l'invito ad una buona lettura dell'intero contenuto del libro, che potrà essere acquistato per il tramite della nostra Associazione, ad un prezzo ridotto rispetto a quello di copertina, facendone richiesta alle sedi territoriali o direttamente all'editore, specificando di essere degli iscritti all'Associazione Osservatorio Nazionale Amianto (con il 30% come comunicato direttamente dalla Casa Editrice attraverso la Dott.ssa Stefania Divertito).

 

Nel Paese dei delitti ambientali tante le storie di "Toghe verdi"  

 

Ufficio Stampa
Edizioni Ambiente srl
via Natale Battaglia, 10
20127 Milano
tel. 02/45487277
Scheda libro
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Capitolo "Da Latina a New York"
Da_latina_a_new_york_Toghe_verdi_Diverti
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Resoconto stenografico audizione 20.07.2011
Resoconto stenografico Seduta Parlamento
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In evidenza

Giustizia non esiste là dove non vi è libertà”. (Luigi Einaudi)

L'Avv. Ezio Bonanni, nato a Roma nel 1968, dopo aver conseguito la licenza liceale, si è laureato presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", e si è abilitato allo svolgimento della professione forense, e si è iscritto nell’albo degli Avvocati con anzianità dal 1996, con il successivo conseguimento dell’abilitazione alla rappresentanza e difesa innanzi la Suprema Corte di Cassazione e le altre Magistrature Superiori, e l’iscrizione nel 2009 nell’albo speciale riservato agli avvocati cassazionisti.
Nel corso degli anni ha svolto e svolge anche attività di docenza universitaria, tra l’altro presso l’Università degli Studi di Siena, e compone il comitato scientifico ed è direttore della sezione di Diritto Comunitario del Lavoro del Centro Studi “Diritto dei Lavori” fondato e diretto dal Prof. Gaetano Veneto, nell’ambito della prima cattedra di diritto del lavoro della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari.
E’ autore di diverse pubblicazioni, tra le quali “Lo Stato dimentica l’amianto killer”, ed è nella redazione della Rivista scientifica www.dirittodeilavori.it, nella quale risultano pubblicati diversi lavori.
E’ tra i pionieri nella proposizione dei giudizi per la difesa degli esposti e delle vittime dell'amianto e di altri cancerogeni, ed è stato relatore nella Conferenza Mondiale dell’Amianto di Taormina, dove è stato l’unico ad aver fatto valere anche nel consesso internazionale le ragioni delle vittime dell’amianto richiamando le istituzioni del mondo ad avere un maggiori rispetto della dignità della persona umana, denunciando oscure e losche collusioni, in Italia e nel resto del Pianeta, e lanciando la sfida globale per la giustizia, nell’interesse di tutta l’umanità.


E’ titolare dello studio legale ubicato in Roma, in via Crescenzio n. 2, ed in Latina, Via Svetonio n. 16, e può essere raggiunto all’indirizzo e-mail: avvbonanni@libero.it, e svolge attività forense in Italia e nel resto dell’Europa, anche con collaborazioni con i più prestigiosi studi europei ed internazionali, in tema di tutela dei lavoratori e cittadini esposti all’amianto ed ad altri cancerogeni, e nelle materia di tutela dei diritti della persona, anche nell’ambito della responsabilità civile, da quella del datore di lavoro, fino alla responsabilità medica e degli istituti bancari, e degli stati, nell’ambito degli obblighi sanciti dal diritto internazionale e dal diritto comunitario.


Lo studio legale ha sede in Roma, in via Crescenzio nella splendida cornice di Piazza Cavour e di Castel Sant'Angelo, a pochi passi da Piazza San Pietro e da Piazza Navona.
Altra sede è sita in Latina nei pressi del Tribunale.